L’assoluto accanto

di Alberto Madricardo

 


Poeta è chi ha rapporto con l’Assenza. Si rivolge ad essa come ad una compagna, le parla, la
interroga ma soprattutto, in ogni momento della sua vita, la ascolta. Non la subisce, la sceglie, essa
è presente, in tutte le sue esperienze e i suoi rapporti, sempre.
Grazie alla parola dialogante la poesia conduce il suo interlocutore, l’Assenza, alla presenza.
L’Assenza nell’esistenza umana – ma non nei bambini, per i quali è la compagna più vicina - è
di per sé assente. L’assenza dell’assenza non è nemmeno assenza. In ogni caso, l’assenza non
si mostra fino a che la parola dialogante della poesia non la fa uscire nella presenza e con ciò le
attribuisce la sembianza dell’Altro. L’Altro così inteso è la Assenza condotta nella presenza dal
dialogare poetico.
L’evento dell’uomo nel mondo, che rende questo umano, non è la semplice presenza degli uomini
che si spargono nel mondo e lo conquistano. Non sono gli uomini a fare del mondo un mondo
umano. Solo in quanto l’uomo è, tra tutte le creature, quella che conduce con il dialogo l’Assenza
al centro della presenza del mondo e con ciò la rende l’Altro, il mondo rischiarato da questo Altro,
non dall’uomo, è reso umano.
In ciò il mondo degli uomini è diverso da quello in cui si trovano gli animali e le cose. Da quello
di questi ultimi l’assenza resta semplicemente assente. Ma per stare nel mondo umano l’uomo
deve essere poeta, cioè, attraverso la parola dialogante, trarre l’Assenza dall’essere perduta entro se
stessa, nella presenza, attribuendole il sembiante dell’Altro. L’Altro è lo specchio in cui si riflette
l’immagine del mondo: in questo riflesso il mondo appare umano.
Quello che gli uomini inseguono attraverso i secoli e la storia – che in questo senso è poesia
sempre incompiuta - cioè sciogliere nell’eterno la matassa del tempo, il poeta lo ha raggiunto,
grazie alla parola del dialogo che porta l’Assenza accanto a lui.
Del mondo umano l’Altro è il lume, la cui fiamma è sempre fumosa ed incerta. Se l’Altro si
spegne, e l’Assenza si spegne nella assenza, anche il mondo umano si fa oscuro.
L’Altro contiene in sé raccolto il seme di ogni tempo e di ogni rapporto: con gli dei, con gli
uomini, con le cose. Perciò chi è in relazione con l’Altro ha vissuto in quella ogni possibile
esperienza umana, di ogni luogo e di ogni epoca.
Non c’è rapporto che sia più imprevedibile, più prevedibile, più vario, più mortalmente monotono,
più tormentoso, più gioioso, più pieno, più vuoto di quello con l’Assenza che il dialogo poetico trae
accanto all’uomo. La relazione con l’Altro esige per sé, suscita e solleva insieme, tutte le potenze
del sentire umano e tutte le nutre, dilatandole allo stesso tempo fino l’estremità del terrore, della
disperazione, dell’estasi.
Ma poiché, in virtù della suprema Giustizia che presiede all’ordine delle cose, la somma totale
della presenza deve essere sempre la stessa, l’Assenza non può passare nella presenza, come
l’Altro, senza che anche insieme una presenza non entri a sua volta nell’assenza.
Ecco allora che dialogare non vuol dire solo parlare:dialogare poeticamente significa
essenzialmente scambiarsi le parti tra dialoganti. Per il poeta vuol dire: prendere il posto dell’Altro
nell’assenza. Affinché l’Assenza entri nella presenza, il poeta deve abbandonare il mondo.
Poiché ogni via appartiene al mondo e conduce sempre al mondo, egli non si allontana dal mondo
seguendo una via: la via che conduce all’assenza è assente.
Il poeta ha l’Altro accanto, nella presenza, dunque solo in quanto egli stesso è passato
nell’Assenza. In questo scambio si compie il dialogare poetico. Diverso in questo essenzialmente
dal pregare, nel quale l’uomo parla all’Assenza, ma questa non si fa l’Altro nella presenza.
Passato nell’Assenza, e dunque come accecato per il mondo – non a caso la tradizione narra del
poeta cieco - ciò che il poeta dice di esso egli non lo vede con i suoi occhi, ma l’Altro glielo
sussurra accanto. Dell’Altro il poeta resta uno strumento. Diffonde la parola dell’Assenza insediata
nel cuore della presenza che rende umano il mondo.