DONATELLA BASSANESI

 

 

 

 

Un problema filosofico

(per Giovanni Bassanesi di G.L., in prossimità dell’ottantesimo del suo volo antifascista su Milano)

 

 

É la cosa, il fatto a determinare la realtà

Perciò “l’essenza di un uomo si dà a conoscere solo nelle sue manifestazioni” (W. Benjamin, Le affinità elettive, in Schriften, Suhrkamp Verlag, 1955, tr. it. Angelus Novus, Einaudi, 1962 , p. 187) che indicano l’artefice e le sue responsabilità nell’aver prodotto quel fatto, quella cosa.

 

La conoscenza piena è il contenuto di verità

“Il simbolico è ciò in cui appare la fissazione indissolubile e necessaria di un contenuto di verità e di un contenuto reale” (ibid. p. 184).

Guardare attraverso il tempo il non tempo. Guardare il fondo nel quale si ritaglia e che ritaglia la figura. La figura come ombra dello sfondo che è il vero soggetto. La figura è traccia del soggetto che oggi non c’è, se non come traccia.

 

L’oggetto è l’oblio

L’interruzione della memoria sta lungo un percorso parallelo al dimenticato, come allegoria che è oggetto, metodo e contenuto (i piani diversi di lettura). Allegoria che avvolge e sfiora, come un percorso che non confluisce né determina ma interroga, perciò è medio (e mezzo) infinito di conoscenza, distingue ma non giudica, non si compie. Il vero oggetto delle allegorie (che sono del dimenticato) è l’oblio che è il sopravvissuto, la forza del significante.

 

Il problema filosofico

Il problema è sepolto nelle opere, nelle cose, nei fatti, nelle parole, nella lingua, che procede a scatti, che è rapporto delle lingue tra di loro, è allegoria e analogia (che non puntano a sintesi). Il pensiero sconfina ma desidera tracciare confini che sono il desiderio di confini del pensiero.

Il problema filosofico deve essere portato alla luce. Essendo il problema filosofico per sua natura scavatore, spoglia il visibile rendendo la traccia (del destino).

 

La critica filosofica è trattato allegorico

Perché il problema filosofico è la ricerca della verità, lo scavo affonda nelle parole per aprire uno spiraglio alla luce – il maggior affondo penetra maggiormente l’oscurità, comporta maggiore luce.

 

La libertà

Perché la verità è il problema filosofico, il rapporto alla filosofia di ogni opera, cosa, fatto è traccia di una aspirazione alla libertà.

Non c’è pace per chi lotta per la giustizia, dunque non c’è libertà (la giustizia è l’esperienza della libertà) ma c’è un movimento verso la libertà (che non è una strada tracciata né sicura).

L’aspirazione alla libertà attira il destino, dove stanno i secondi del decidere, il senso dell’agire, il “nulla della scelta” (ibi. p. 202).

Il potere della libertà è vitale-mortale perché indefinibile, non delimita; perché interroga interviene rimanendo invisibile.

Così c’è una strada verso la libertà che rende possibile formulare domande, quando c’è la sensazione di non avere più un destino, di essere “in una prospettiva (...) infinitamente lontana” (ibid. p. 203), in una accettazione di morte che è “l’ultima evasione dell’anima, che fugge davanti alla dissoluzione” (ibid., p. 207).

 

L’interruzione, l’arresto

“Ciò che impone un arresto (...) fissa un movimento e interrompe l’armonia, è l’inespresso” che è cesura, interruzione, e “potenza superiore del vero”, “spezza (...) quello che resta (...) come eredità del caos”, “torso di un simbolo” (ibid. p. 212).

Si tratta di accettare consapevolmente la strada incomprensibile della morte, del perfetto silenzio, accessibile solo all’eroe.

Morte-sacrificio è l’innocenza dell’eroe, che è in un certo modo a-temporale, rimane sempre una decisione incomprensibile.

 

Le scarse parole

Rimangono scarse parole che tuttavia lasciano una traccia, segno di un’origine ‘spettrale’, che allude a un mondo altro possibile, che determina “quel non so che di traslucido, a volte prezioso” (ibid. p. 211) che rimane, e il suo rimanere è critica, costituisce il mistero del pensiero naturalmente-necessariamente critico, lungo i cui confini si aprono discussioni.

Così l’espressione appartiene all’azione coraggiosa, spezza la totalità falsa, non cerca di “venire a patti di una vita borghese, agiata, garantita” (ibid. p: 216).

Mentre il soggetto che compie l’azione coraggiosa rimane stupito, vicino-lontano all’azione stessa. Come ombra ammutolita, trattenuto nel buio più profondo, eppure esposto alla superficie impenetrabile di uno specchio, si trova tra il vuoto e il centro, in uno spazio che trattiene-disorienta.

Il soggetto e l’azione coraggiosa, trattenuti in quella zona della retorica che è utile alla normalità, ammutoliti, continuano a indicare quella strada misteriosa per affrontare la quale ci vuole coraggio.