Nives De Meo: 

Che cos'è la verità?

 

 

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settembre 2001

 

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 La funzione  della verità  [1]                             

 

Quali sono le condizioni cui debbono soddisfare i nostri pensieri vel  le nostre parole per esprimere il “vero? per accedere  alla   V (aut) v -erità'?

Quali  gli strumenti per de-cidere  (V / F ) ?

Dalle considerazioni fatte nei precedenti aforismi, dovrebbe emergere che nel nostro contesto,  la verità  di un atto cognitivo  vel  linguistico.

non possa esser considerata  come adeguatezza ad un improbabile realtà univoca e stabile,  in attesa di  essere svelata, come correttezza logica

(ognuna di esse impedirebbe il determinarsi dell'altra perché complessità e ordine totale  sono incompatibili), ma piuttosto come :

equivalenza tautologica tra l’attualità dell'evento evocato e la sua simulazione anticipata, la sua collocazione apofantica in mappa

(cfr. A. Tarski).

 

... come approssimazione, nel senso di approccio (cognitivo )più o meno funzionale  alla virtualità dell'evento.

La congruenza fra ipotesi ed eventi è più importante della Verità o Falsità dei medesimi.

In ambito scientifico, il ruolo dalla verità  viene assunto anche dalla funzionalità degli strumenti teorico/pratici di conoscenza, secondo il criterio pragmatico : 

è più vero ciò che “funziona “ meglio, ed è tale finché funziona.

 

Verità dunque come funzione, applicazione -strumentale strutturante ;

 Per qualsiasi proposizione  si può sempre trovare un contesto virtuale ( modello semantico) in cui essa risulti vera, un'altro falsa, un'altro ancora indecidibile o addirittura insignificante.

 La relatività del valore di verità, ma anche la mobilità del senso, dipendono essenzialmente dal carattere contingente, effimero, eventuale, dell'attualità del suo significato.

 

E più un significato è definito  maggiori sono le possibilità latenti di contraddirlo.

 Errare, nel senso di vagare alla ricerca di verità provvisorie e funzionali per orientarsi in un mondo che non è la manifestazione originaria dello sfondo ma ciò che si mostra allo sguardo mediato del soggetto nel succedersi delle risposte alle sue pro-vocazioni e in qualsiasi momento revocabili, umanum est ;

 Perseverare :  rimanere cioè ciecamente ancorati ad un'unica verità, contingente ma ipostatizzata e universalizzata, est dia-bolicum.

E non colpisce l’accusa  di relativismo, o di irrazionalismo....

perché: (Da Botazzini, Verso il dominio della probabilità, Il sole 24 ORE, Domenica 29 aprile 2001):

 Come dice Mumford (matematico, medaglia Fields) :

 Se il pensiero è l’atto di valutare la distribuzione di probabilità di eventi sconosciuti, data la somma totale della nostra conoscenza di eventi passati e del contesto presente,

allora

 l’oggetto mentale paradigmatico” non è una proposizione inossidabile nella sua “eterna gloria”, con il suo valore di verità, ma una variabile casuale, il cui valore è soggetto a probabilità non ancora fissate”.

In altri termini, banalmente,  la verità, non è un valore  decidibile una volta per tutte e per sempre, ma si costituisce in rapporto  ai vincoli  che appartengono alla enigmaticità dello sfondo, ai metodi e strumenti di approccio nel rapporto interconnesso con il medesimo,  e dunque  alla non totale controllabilità dell’accadere degli eventi  evocati in una  determinata  virtuale dimensione di realtà.

E non solo...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] La mancanza di rigore, il non rispetto dell’ordine  dei piani discorsivi (sintattico, semantico, metalinguistico..., l’apparente con-fusione degli ambiti tematici ( logico, scientifico, filosofico)di questo breve scritto, sono consapevoli  in chi scrive, e lasciati essere per conservare, “in adjecto”,  l’apertura alla  in(?)/co- erenza , in syn-tonia col contenuto espositivo dell’aforisma-in quanto tale, per mantenere elevata l’ intensità della coloritura  della provocazione, senza farsi inibire da isterismi  Socal-iani  e orto-simili.

Fa parte del gioco della verità.

 

 

 

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