Nives De Meo: 

Perché le teorie scientifiche consentono di fare  delle previsioni?

Considerazioni.

 

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dicembre 2000

 
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"...bisogna che la costruzione sia fatta di ragnatele, così leggera da farsi trasportare dalle onde e cos“ salda da non essere soffiata dal vento."

 (Nietzsche, Verità e menzogna in senso extramorale)

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L'enorme popolarità della scienza, il consenso e la fiducia che le concede l'opinione pubblica sopratutto nei secoli più recenti, sono dovuti in prevalenza al fatto che essa si è rivelata in grado di dar ragione  all'accadere di determinati eventi, ma anche di fare delle previsioni “con-fermate”dall'esperienza.

 

Ma che cosa significa fare una previsione ?

 Una pre-visione  dovrebbe essere una visione anticipata di un accadimento futuro necessario : un legame tra eventi presenti ed eventi a venire che ne costituiscono in qualche modo il prolungamento nel tempo.

Teoricamente, pre-vedere  significa  disporre un insieme di eventi “in relazione d'ordine temporale”, connessi da legami causativi.

Dal punto di vista puramente formale, non è altro che una conseguenza o deduzione logica dalle idee modello di una teoria e agisce in una astratta dimensione “ a-ionica”.

 

Ci sono scuole epistemologiche che si fondano su atteggiamenti filosofici per cui la previsione  è indipendente dal potere esplicativo della teoria anticipante.

 Altre invece per cui la previsione  necessita di una particolare teoria esplicativa, che la anticipi, che la “s-pieghi”.

 Spiegare nel senso di co-stringere  gli eventi in una trama, in cui è  ordito  il “già  accaduto”, il “già noto”

  Ma  è proprio l'in-esplicabilità di un evento, la sua irriducibilità a qualsiasi ipotesi all'interno di una qualche teoria , che spesso induce il teorico, non solo ad un opportuno cambiamento di atteggiamento congetturale e paradigmatico, ma talvolta ad un radicale  sovvertimento categoriale.

 In ogni caso, la teoria ha, come cercherò di argomentare, in relazione alla previsione, una funzione puramente strumentale e non oracolare  sulla trama della realtà.

 Dice Niklas Luhmann:

 "Non si possono prevedere le cose, perché se fossero prevedibili esisterebbero già."

 Ma perché una teoria fisica, ad esempio,  è in grado di fare delle previsioni il più delle volte confermate dagli eventi o dagli esperimenti ?

 Cominciamo con l'osservare che la costituzione di categorie quali, in particolare, quelle fondamentali di spazio e di tempo, è fortemente condizionata: dai rapporti dimensionali,  dalla velocità relativa e dall’accoppiamento osservatore/osservato, sia per quanto riguarda lo spazio che il tempo (e non solo...).

Dipendono cioè da contesti, solo localmente, considerati come oggettivi.

 

Credo che nessuno di noi abbia dei dubbi sul fatto che una realtà  si mostri in forme diverse a seconda che sia osservata da un luogo (sistema) di osservazione  o da un altro, da un cannocchiale,  un telescopio, o da un microscopio; da una grande  o da una piccola distanza, dal punto di vista di una formica  (microscopico) o di un gigante (macroscopico), da un treno in rapidissima corsa  (velocità elevatissime , molto prossime a quelle della luce ) o dalla  tartaruga di Zenone,

in termini sintetici:

 dal potere risolutivo degli strumenti  pratici di indagine dunque.

Oltre che da quelli teorici, quali categorie, credenze, ipotesi, congetture.

 Quale il vero volto del reale ?

 Virtualmente   tutti!

Definitivamente nessuno.

Facendo riferimento alla fisica, la scienza che quantifica, la scienza per antonomasia, chiediamoci:

ci troviamo in un universo fatto di materia? di energia? di particelle? di onde? di stringhe? di supercorde o membrane  vibranti che localmente interferiscono?

Distribuito in spazi continui? discreti?

In tre, quattro, enne, razionali, irrazionali, complesse dimensioni?

 Chiunque che abbia un po’ di familiarità con la ricerca fisica e con le relative teorie epistemologiche,  si trova imbarazzato a rispondere a tali domande, ma giˆ uno studente di scuola media superiore sa che qualsiasi modello è accettabile come descrizione del mondo, purché sia in grado di dare ragione, di spiegare le dinamiche degli accadimenti e di fare delle previsioni controllabili in un dato contesto individuato da un preciso e fissato sistema di riferimento (soggetto  oggettivato dell'osservazione).

 Una teoria scientifica è in grado di anticipare  quegli accadimenti che, in virtù del metodo e delle tecniche e degli strumenti di approccio  con cui si rapporta allo sfondo, si eventuano all'interno della dimensione di virtualità che essa apre.

Basta che trovi e sappia gestire la chiave di accesso.

 Tutto ciò dipende fortemente dagli strumenti teorici e pratici che trasmettono i messaggi, selezionati e/o filtrati con un maggior o minor grado di risoluzione, perché l'informazione e/o comunicazione esterna è sottoposta a supporti (interfacciali) che ne condizionano  inevitabilmente la forma  e i contenuti  semantici.

 Metaforicamente possiamo dire che una teoria può prevedere solo quegli eventi che si lasciano catturare dalla “rete” che essa stende sullo sfondo, disegnando su di esso una struttura reticolata che crea corrispondenze, connessioni, articolazioni, biforcazioni spazio-temporali o causali, certe o probabili, che gli eventi, di per sé non hanno.

 

Prevedere in questo caso è riuscire a trovare un pezzo di un puzzle che completi il disegno di mondo che la mia teoria ha tracciato sullo sfondo.

Essa potrà risultare confermata o smentita solo da quelle esperienze che si producono nella dimensione di virtualità del mondo che essa evoca; da quelle esperienze cioè che la mappa riesce a “catturare”  e in qualche modo eventuare.

Può accadere infatti che nello stendere la ragnatela  sullo sfondo, un suo nodo  o segmento vada a coincidere  e/o  a turbare  un evento di virtualità del mondo  che la mappa  teorica  disegna  nello sfondo.

In questo caso la predizione ha successo.

 Una mappa è in grado di predire un accadimento se è capace di reticolare un percorso topologicamente quasi- isomorfo ad un percorso virtuale che conduca all'evento cercato in una determinata e virtuale topografia dello sfondo.

 La probabilità della realizzazione di una pre-visione dipende dal grado  di finezza di dettaglio dell'omo-morfismo .

La retro-azione  dell' esperimento, cioè il feed-back della traduzione fisica della previsione, avvalora o meno l'affidabilità della mappa *.

 

Questo può accadere più volte. Ma ciò non è sufficiente per portare per induzione statistica  alla conclusione che quella mappa fornisca la descrizione autentica e definitiva  del mondo.

 "La ripetitività della conferma di una previsione, concreta o astratta,  in determinate condizioni ambientali(-virtuali), può divenire aspettativa  e l'aspettativa  col tempo viene solitamente trasformata in “legge universale” dal “principio fisico di induzione” e da quello logico di deduzione, unitamente all'introduzione dei quantificatori universali."

 (vedi G. Sambin, Per una dinamica dei fondamenti..).

 Le aspettative  condizionano l'esito di un esperimento, perché interagendo col sistema teorico in quanto sistema in continua ristrutturazione, lo modificano e lo orientano nella direzione che può soddisfare in qualche modo l'aspettativa stessa.

 

Ma il percorso è tutto virtuale (non necessario).

 La caparbia ostinazione con cui certe teorie scientifiche competono per soddisfare una aspettativa, finisce spesso a incidere in modo rilevante sulla realizzazione dell'aspettativa stessa.

La causalità  nasce come connessione fittizia costruita a posteriori, una forma di attribuzione, di origine  mnemonico-statistica, imposta dall'aspettativa, che collabora attivamente all'esito di un esperimento.

 Un imput informativo può  stimolare e far reagire il corpo, ma può anche direttamente interessare le funzioni più propriamente astrattive della mente, che reagisce caricando l'immaginario  di residui di esperienze pregresse rimosse e archiviate,  spesso fossilizzate e divenute forma pura.

In questo modo, automaticamente, sui dati esperienziali viene sovrapposta una struttura che impone una connessione  causale-casuale.  E questo può avvenire in modi diversi. 

 Ma tra modello teorico e fenomeno virtuale la corrispondenza è comunque globalmente mancata e virtualmente ambigua.

 Ogni griglia paradigmatica che media il nostro rapporto con lo sfondo non solo rimane sempre e comunque insatura, ma, verità (!) ancor più tragica, non è mai in grado di dirci la totalità dello sfondo, alla quale comunque apparteniamo.

 L'accadere di un evento è condizionato non solo e non tanto da un certa situazione passata o presente ma anche da un futuro-progettuale su immagini memorizzate, all'interno del quale l'evento viene contestualizzato.

 Prevedere significa dunque anticipare all'interno di una durata temporale, di cui le previsioni sono funzioni.

 La pre-visione, in quanto anticipazione, realizza: 'fa essere nella presenza '.

 In questo caso una contingenza, intesa come attualizzazione  solitamente casuale di una possibilità, ma non strettamente necessaria, si presenta come una realizzazione, progettata anticipatamente, dalla previsione.

Una teoria, per quanto corroborata ed attendibile, può prevedere solo ciò che anticipa, predispone, rei-fica.

 La pre-visione è una illusione pro-jettata nel futuro.

E il 'pro ' suggerisce una direzione di ricerca per la soddisfazione del desiderio di certezza nel conoscere.

Le teorie  sono dei sistemi di segni anticipatori.

Ma la pre(s)-enza  evocata dalla pre-visione  sfuma quando viene de-contestualizzata dal suo habitat  teorico.

 McLuhan dice che bisogna far previsione soltanto su ciò di cui si conosce l'esito.

  



* Riferendoci al concetto di mappa della “teoria matematica delle categorie”:

 -Strutture (virtuali) del co-dominio  come  risultato di “azioni (possibili) “del dominio,  importate; come informazioni-istruzioni-comunicazioni al codominio, dalla mappa.

-Il codominio unitamente alla mappa, se ricorsiva, nel “ri-entro”, impongono una ristrutturazione più o meno rilevante e generalmente non distruttiva al dominio (c'è reciprocità).

-Una mappa ricorsiva comporta un mutamento continuo di struttura per il codominio, ma anche per il dominio.

-Una qualsiasi semantica del dominio è superflua per la funzione di struttura, ma può servire per costituire un modello che interpreti il codominio strutturato.

-Il dominio  ha solo una funzione di appoggio per la mappa.

 

 

 
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