Nives De Meo: 

IL RISCHIO

SESTO AFORISMA

 

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marzo 2001 (rev. febbraio 2004)

 

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SESTO APHORISMA

 

                                            La filosofia si appropria del soggetto [i]

                                                                la scienza dell’oggetto...

                                                                       

                                                         (Edgar Morin)

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IL RISCHIO

La profezia di Baudrillard [ii]

 

....l'illusione è una realtà più sottile che avvolge la prima nel segno della sua scomparsa

                                                                   (Jean Baudrillard)

 

Superati l'euforia dell’assoluta libertà  e il fascino del provvisorio, la consapevolezza dell’assoluta virtualità dello sfondo, dell'ineludibile ma vitalistica indeterminazione che accompagna ogni esperienza di eventi di mondo (decretata senza possibilità di appello sopratutto dalle ricerche nell'ambito della microfisica), ha acutizzato nell'uomo contemporaneo il senso di smarrimento per la consapevolezza dell' assenza del mondo’, facendolo precipitare in uno stato di profonda malinconia causata dalla nostalgia della realtà, o meglio dell'illusione di realtà, del pudore del mondo celato dal velo di Maya; quando, paradossalmente, ingannando se stesso, l'uomo nel volere un'unica realtà desiderava al contempo non raggiungerla mai.

 

 

Nostalgia che si è andata paradossalmente trasformando in una nuova illusione ‘oggettiva’: quella di poter trasformare le illusioni in realtà, in virtù del potere della simulazione (phantasma).

 

            

Ma non c'è illusione senza potenza: la finzione localmente necessaria’ è divenuta ossessione e delirio.

 

Scrive Baudrillard:

 

Il mondo è dunque un'illusione radicale. È un'ipotesi come un'altra”. Un'ipotesi comunque insopportabile. E per scongiurarla bisogna realizzare il mondo, dargli lo statuto della realtà, farlo esistere ad ogni costo, togliergli ogni carattere segreto, arbitrario, accidentale, scacciare da esso le apparenze ed estrarne il senso, toglierlo ad ogni predestinazione per restituirlo al suo scopo e alla sua massima efficacia, strapparlo alla sua forma per restituirlo alla sua formula.

 

La simulazione è precisamente questa gigantesca impresa di disillusione - letteralmente messa a morte dell'illusione-del-mondo a beneficio di un mondo assolutamente reale- .

 

Ciò che si oppone alla simulazione non è dunque ‘ il reale’, che ne costituisce un ‘caso particolare’, è l'illusione.

 

E non c'è crisi della realtà, poiché è prodotta e riprodotta mediante la simulazione, e non è essa stessa che un modello di simulazione. La proliferazione della realtà, come una specie di animale di cui sarebbero stati eliminati i predatori naturali, costituisce la nostra vera catastrofe.

 

È il destino fatale di un mondo oggettivo.

 

Stiamo passando dalla:

 

...dissoluzione del mondo (...) a sua resurrezione come simulacro, come ‘realtà virtuale’, in un processo al termine del quale la realtà esaurisce tutte le sue possibilità...”.

 

Mediante l'artificio della simulazione si vogliono creare mondi assolutamente oggettivi per negare l'evidenza dell'indeterminazione. Tutta impegnata nell’attuazione di questo progetto, nel tentativo di sciogliere la conflittualità tra attualità e virtualità, la ragione è divenuta insonne; scienza e tecnologia stanno producendo con accelerazione esponenziale.

 

L'uomo contemporaneo rischia di trovarsi di fronte ad:

 

...un eccesso di realtà che ci lascia molto più ansiosi e sconcertati della mancanza di realtà, la quale poteva per lo meno essere compensata con l'utopia e con l'immaginario” (...)

 

Scarichiamo la nostra illusione d'essere sulla tecnica” (...)

 

La tecnica è l'alternativa  micidiale all'illusione del mondo” (...)

 

L'insignificanza è minacciata da un eccesso di significato (stereofonia dell'informazione) ...”

 

Non siamo più nel dominio dell'alienazione, ma nell'estasi della comunicazione” (...)

 

                                                                             (Baudrillard)

 

Stiamo vivendo un terzo millennio di:

 

iperrealismo esistenziale, iperonticità, totale realizzazione dell'illusione”.                                                       (Baudrillard)

 

Volontà di realtà, di cose, di identità, di stabilità  per difenderci dall'aspetto oscuro e minaccioso dello sfondo e dal rischio che il mondo possa scomparire; una volontà che non ci permette di non volere, nell'assoluta illusione di poterci non ingannare e auto-determinare.

 

Mediante creazione di sistemi automatizzati e autoregolantisi facenti funzione di intersoggettività artificiale, si vuole raggiungere una totale difesa e controllo sul Mondo, senza rendersi conto che, ‘in realtà:

 

Non aggiungeremo mai niente al Mondo perché ne facciamo parte.

 

Ma in questo tentativo disperato, ci troviamo immersi in sistemi relazionali costantemente aperti, che non consentono comportamenti automatici né il consolidamento di abitudini.

 

L'accelerazione crescente con cui ci giungono le informazioni, non ci permette più di normalizzare  i messaggi, di mediarli cioè attraverso codici appropriati.

 

Questo produce una eccessiva prossimità tra gli eventi, che non ci concede più né il tempo né lo spazio  per individuare oggetti, referenziarli e stabilire relazioni tra essi; in questo modo il rapporto tra gli oggetti è confusivo, nel senso che si instaura una sovrapposizione artificiale e forzata che non ci permette più di distinguerli.

 

Anche soggetto e coscienza sono significati che sono destinati ad essere sempre più ambigui ed evanescenti.

 

Nei circuiti telematici, se da un lato si può realizzare la confluenza comunicativa di molteplici identità, dall'altro si assiste ad una polverizzazione dell'identità, in quanto essa è destinata  a disperdersi e dissolversi nelle infinite maglie della ‘rete’.

 

La comunicazione, in questo modo, è simile ad una corale anonima disorientata.

 

La condizione di instabilità e di erranza dell'uomo, viene paradossalmente esasperata.

 

Il consolidato rapporto tra soggetto e oggetto è sottoposto ad una violenza che rimette in discussione i ruoli tradizionali dei termini, non nel senso di una riscoperta della circolare reciprocità dei medesimi nella originaria struttura dell'attività interattiva, ma operando una inversione del rapporto stesso.

 

Il soggetto diviene sempre più oggetto dell'azione autonoma del mondo, con una conseguente trasmutazione di ‘identità’: da soggetto a totale oggetto dell'attività del nuovo soggetto- Mondo-tecnico.

 

Il Mondo come misura dell'uomo.

 

Non siamo più in grado di riconoscerci come soggetti dotati di identità, nemmeno localmente stabile.

 

I ruoli si sono ribaltati.

 

C’est l’object qui nous pense” [iii]

 

Tornando ai termini introdotti nel primo aphorisma [iv], possiamo, a questo punto, azzardare, per ciascuno di essi, uno slittamento di significato, che in alcuni casi si configura come un totale rovesciamento:

 

 

soggetto <------------------------------> oggetto

 

realtà come illusione negata <------> virtualità ipostatizzata

 

esperienza <-----------------------------> simulazione

 

conoscenza <------------> informatizzazione della simulazione

 

mondo <-------------------> simulacro iperreale automatizzato

 

linguaggio <------------------------------> codice d'accesso

 

Questa è forse la rivalsa del Mondo.

 

La sua crudele, ironica rivincita.

 

In che cosa consiste il rischio?

 

Il rischio consiste nell'eventualità che un mondo totalmente automatizzato possa sfuggirci di mano e trasformarsi in un mondo completamente autosufficiente, ma incapace di dare ragione di sé, e completamente disanimato.

 

Quale il rimedio?

 

Quello della meta-simulazione?

 

L'iconoclastia totale?

 

O l'estetica?

 

Dice Baudrillard:

 

L'estetica restituisce un dominio del soggetto sul mondo, una forma di sublimazione dell'illusione totale del mondo, che altrimenti ci annienterebbe”.

 

Sembra che la creatività si manifesti, quando l'informazione che ci proviene dall'ambiente non è troppo facilmente codificabile, né eccessivamente caotica.

                                      (liberamente da Gregory Bateson)

 

 

Forse solo l'Arte, quando è tale, può svelare ‘la finzione.

 

Ogni uomo in quanto ex-siste, cioè appartiene e contemporaneamente non appartiene allo sfondo, ha come proprio destino di reinterpretare continuamente il medesimo (eterno ritorno dell'uguale); de-strutturando e ri-strutturando lo scenario di cui, come dicevamo, fa parte nel doppio ruolo di agito/agente.

 

La sua esistenza consiste in questo destino tragico, di cui il mito di Sisifo è metafora.

 

Artista è colui che, come funambolo, riesce a tenersi in equilibrio lungo quella linea sottile, che separa dimensioni di realtà ipostatizzate dalla molteplicità di virtualità attualizzabili; non in rigida posizione statica ma in quello stato di ebbrezza ludica, che gli permette di de-bordare e ri-entrare dall'attualità del reale, compiendo quelle oscillazioni  che gli consentono l'apertura di nuovi orizzonti estetici e  nuovi paradigmi di bellezza.

 

È in questa dimensione (caoticamente ma al contempo) armonicamente altalenante che si può gustare il piacere del gioco dell'arte.

 

Demolendo e sovrapponendo immagini all'immagine illusoria di una realtà della cosa in sé, si sfugge al rischio dell'ipostatizzazione di un'unica realtà data, trasformando il peso del mondo in leggerezza.

 

.. Il gioco artistico ...trasmuta l'identità; ... include nella sua realtà e definisce realtà tutto quanto è così trasmutato.

 

     (Paolo Fabbri, prefazione a l'Imperfezione di Greimas)

 

 

In una parola,  è necessario cercare di conservare l'illusione dimenticandosi la sua natura illusoria, perché come dice Baudrillard:

 

Finché

un'illusione non è riconosciuta come un errore (: I I ) [v],

il suo valore

è esattamente equivalente a (: <====>  )

(a quello di )

una realtà (: I  = R ) .

 

Ma una volta

riconosciuta l'illusione come tale (: I = I  ), essa

non è più un illusione (: I =  ¬ I (: R)  ).

 

 È dunque

 

il concetto stesso di illusione, ed esso solo, a essere un'illusione.

 

Ricapitolando, in scrittura ermetica e formalizzata:

 

 I I  <====> I  = R   

 I = I  <====> I = ¬ I (: R)

 

Il che mostra come il significato di illusione risulti nella logica classica paradossale in quanto non riesce a costituirsi. [vi]

 

 

Un'illusione è una virtualità presa per realtà, un trompe- l'oeil.

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[i] Se vogliamo tradurre la prima parte della frase di Morin, nei termini:

 

“l’oggetto della filosofia  è, in buona parte, il soggetto stesso della conoscenza”,

 

è necessario precisare  che, in questa lettura, il tipo di oggetto  di cui si parla, è sottratto, nell’indagine filosofica, da qualsiasi forma di oggettivazione nel senso inteso dalle scienze. Non si tratta cioè  di un oggetto misurabile, quantificabile e  determinabile. Inoltre, come già sottolineato altrove, un’indagine di questo tipo comporta operazioni auto-referenziali:  auto-osservazioni, auto-identificazioni, auto-definizioni, auto-descrizioni e così via.... con tutte le insidie che esse comportano.

 

La seconda parte della frase di Morin, non ha bisogno di esplicitazione.

 

[ii] Jean Baudrillard, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?,  (SCIENZA E IDEE, Collana diretta da Giulio Giorello, Raffaello Cortina Editore)

 

 

[iii] Titolo di una  mostra fotografica di Jean Baudrillard, tenutasi a Venezia nell’autunno 2000.

 

 

 

[iv] Nives De Meo, Identità e indeterminazione, Soggetto e realtà.

 

 

[v] Dice Massimo Cacciari che, per Leopardi, Errore ed Illusione coincidono.

 

 

[vi] Si noti l’analogia con il famoso paradosso di Russell sull’’insieme di tutti gli insiemi che non appartengono a se stessi’, che ha messo in crisi il concetto di insieme.

 
 
 

 

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