Nives De Meo: L'archè-o-logia  della mente

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ottobre 2000

 
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la filosofia della mente  tra il logico ed il bio-logico : l'origine dell'apriori ereditato

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Abbiamo parlato di categorie come di architetture complesse che si strutturano nella mente dei soggetti al complessificarsi delle esperienze di realtà-mondi(-prodotti).

 

Possono venir assimilate a precipitati, residui di una pratica reiterata, concreta prima e astratta poi, dinamico-operativa, nel rapporto interattivo con una qualche dimensione di virtualità dello sfondo; che, perduti i loro originari contenuti esperienziali, sono divenuti col tempo forma pura, struttura, fossili appunto.

 

Non sono forse l'aritmetica, la logica classica, il concetto di simmetria, di ritmo e di ciclicità, quello di spazio tridimensionale euclideo, di tempo assoluto distribuito in istanti serialmente concatenati, e quello di causalità tra i più antichi fossili della mente ?

 

Essi costituiscono la memoria-strutturata del sistema-mente, gli strati più profondi della cosiddetta razionalità, dove si attua una progressiva riduzione delle esperienze di eventi in archetipi, categorie.

 

Ma il sistema archeologico della mente non è un sistema morto, statico, in cui fossilizzano pratiche operative abitudinarie, ma, servendoci della metafora evocata, è costituito da stratificazioni organiche vive, in continua (e fino ad ora lenta) trasformazione.

 

La memoria profonda viene continuamente alimentata da memorie periferiche affluenti e tutto ciò che viene richiamato alla memoria viene rielaborato in modo pseudo-ricorsivo.

 

La logica (o morale del pensiero e/o del linguaggio), in quanto sistema normativo  che dovrebbe governare l'articolazione delle regole sintattiche, controllare ed impedire la formazioni di contraddizioni e che Lakatos definisce la statica del linguaggio in quanto presiede e salvaguarda gli stati di equilibrio del pensiero, la sua omeostasi temporanea, per impedirne il degrado entropico nella follia, in realtà, è una struttura molto profonda della razionalità ( su cui quest'ultima si fonda) in lenta ma effettiva trasformazione in virtù del rapporto interattivo col mondo.

Anch'essa mobile quindi.

Ogni regola sintattica è il residuo fossile di un universo di attività astrattive di pensiero, costruite sopra attività concrete, quest'ultime motivate originariamente da esigenze di sopravvivenza e in seguito anche di esistenza, secondo procedure pragmatiche  non-necessariamente-lineari  e ordinate.

 

 

Sintassi come fossilizzazione:

(pragmatica--->semantica--->sintassi)

 

L'instabilità e l'imprevedibilità dello sfondo, divengono necessità, principi individuabili, codificati, riconducibili al già-dato. Si possono costruire astrazioni sopra astrazioni, le astrazioni prime sono comunque di origine operativa.

 

Le astrazioni su cui si sono edificate le aritmetiche, le logiche e le geometrie classiche hanno dato origine alla costituzione di categorie vuote, cioè strutturali (tautologie), di natura prevalentemente formale o topologico-spaziale, nel senso che hanno lo scopo di determinare la distribuzione degli elementi, delle relazioni che li legano e la loro forma ideale, nello spazio-tempo topo-logico della mente .

 

I parametri che definiscono la logica tradizionale, che ancora struttura e condiziona fortemente il nostro attuale linguaggio e il nostro modo di pensare (e ovviamente anche di chi vi sta parlando), anche se riesce difficile da credere, non sono strutture immutabili, né tanto meno rispecchiano le forme immutabili dell'Essere, di cui dovrebbero costituire lo statuto (ontologico) in quanto non contraddittorio e contrapposto al non essere, come invece vorrebbero certe scuole filosofiche che fondano la loro teoresi forte su argomenti dimostrativi di evidente derivazione dalla logica classica.

 

Le pratiche sempre più diffuse di interattività complesse con il cyberspazio, attraverso computer o strumenti simulatori di realtà, la necessità di rapportarsi ad essi secondo regole, tecniche, linguaggi, procedure e codici difformi da quelli delle pratiche naturali, e le trasformazioni che ne conseguono sul nostro modo di percepire, pensare e comunicare, costituiscono una prova di fatto evidente di quanto si vuole qui sostenere.

 

Sistemi come la mente, soggettiva o collettiva, sono governati da algebre complesse mobili ; in cui cioè le relazioni tra gli elementi del sistema e tra il sistema e il mondo sono multiple e solo localmente lineari; e si articolano in strutture polidimensionali flessibili, che non sono semplicemente il risultato sommativo delle singole relazioni binarie, né fondate su logiche statiche.

 

Un atto di pensiero corrisponde all'attivazione dello stato di un sistema in cui sono coinvolte un numero molto elevato di connessioni elementari. Un pensato è simile alla configurazione complessa di uno stato di un sistema semi-aperto; non semplicemente dipanabile in una struttura unidimensionale ordinata. Metaforicamente è rappresentabile come la configurazione di un albero di Natale, in cui le luci  si accendono e si spengono, componendosi in diverse configurazioni ottenute alternando varie combinazioni ( nell'albero tridimensionali ma) teoricamente anche pluridimensionali.

 

Un significato può venir inteso come una configurazione locale, sufficientemente stabile di un pensato, rappresentabile con la metafora dell'albero come la composizione di un gruppo di luci o anche, al limite, da una singola luce. La singola luce nega, ma contemporaneamente richiama tutte le altre, non simultaneamente altrimenti sarebbe un significato babelico, ma è in connessione spenta con tutte le altre, che si costituiscono allo stesso suo modo; luci intermittenti, virtualmente connesse (rete sintattica), che si accendono e si spengono  secondo certi percorsi sintattici ( o sinaptici servendosi di una metafora cerebrale), acquistando significato all'interno della configurazione luminosa attivata. Giochi di luce virtualmente indefiniti.

 

'...la connettività è inseparabile dalla storia delle sue trasformazioni...' ( Minsky )

 

Questo implica una circolarità totale ineliminabile, all'interno dell'universo linguistico-mentale, che risulta quindi irriducibile a qualsiasi tentativo di discretizzazione ordinata linearmente.

 

Se il pensiero logico-razionale si articola in una struttura polidimensionale armonica, il dire  si snoda unidimensionalmente in una sequenza melodica di fonemi connessi da regole compositive (e similmente la maggior parte delle scritture), che comportano una riduzione di grado della dimensione del pensato.

 

L'armonia (logica )del pensiero-razionale attuale è simile a quella espressa musicalmente da un coro polifonico e può essere assimilabile ad una costruzione architettonica decomponibile in blocchi spazialmente congelati. Legata più all'idea tradizionale di spazio dunque. La melodia (logica )del dire è invece assimilabile più alla dimensione lineare di quello che è comunemente definito tempo cronico, simile ad una collana di svariate perle, attraversate una dopo l'altra da un filo invisibile e sottile e orientato dalla direzione, dal verso e dal passo-modulare dell'ago...

Dire come un dipanare. Forse proprio da ciò deriva la necessità di una logica-lineare-binaria-contrappositiva, onde evitare sovrapposizioni e contra(d)-dizioni neutralizzanti. Si tratta dunque forse di una necessità di carattere più linguistico-comunicativo che dovuta ad una vera e propria stuttura intrinseca e stabile del pensiero. La struttura complessa della mente non prevede comportamenti preventivamente determinati e la sua razionalità ha le caratteristiche di una razionalizzazione strumentale a posteriori, contestualizzata.

 

Una razionalità dal carattere prevalentemente analitico, e solo provvisoriamente sintetico. Dobbiamo familiarizzare con l'ipotesi che preveda la possibilità di modalità logiche alternative sia dal punto di vista sintattico che semantico, in cui non esistono contraddizioni strutturalmente definitive e un significato può mutare in altro.

 

La comparsa di una contraddizione insolubile all'interno di un sistema logico, se non dipende da una eccessiva idealizzazione dell'astrazione che, perduti i contatti con l'origine concreta da cui è nata, ha assunto una esistenza autonoma, e/o da una indebita esasperazione d'uso del significato

dei codici (vedi Sambin in 'Per una dinamica nei fondamenti ... ) è spesso sintomo che si rende necessaria una ristrutturazione sintattica e/o semantica del medesimo.

 

Anche chi  crede all’esistenza di una realtà data e stabile dovrebbe chiedersi perché mai una realtà univoca e autonoma dovrebbe essere dotata da una struttura ontologica priva di contraddizioni.

 

Se chiamiamo Intelletto  la facoltà mentale  delegata a codificare le informazioni  e istituire rapporti e relazioni tra esse,  deve essere in grado di ad-equare  la propria  com-petenza  al raggiungimento di una cognitività evolutiva e aperta; capace cioè di integrarsi continuamente alla complessità e di lasciarsi in-formare ed orientare dai flussi di input provenienti dall'ambiente, per favorire non solo l'intelligibilità  delle informazioni, ma anche la capacità di ristrutturarsi, apportando continue correzioni al proprio metodo di indagine ed imparando dai propri errori , intesi come oscillazioni cieche ai margini della traiettoria virtuale del flusso informativo.

L'intelletto ap-prende e si modifica secondo regole più vicine a quelle della logica sfumata, di cui la logica binaria rappresenta un  caso limite.

E la logica fuzzy rende meglio l'indeterminazione delle esperienze di mondo di altre forme logiche.

Probabilmente il prossimo futuro si fonderà più su logiche sfumate che sulla rigidità del terzo escluso.

 

 

Anche la razionalità mostra quindi le caratteristiche proprie della virtualità.

 

 
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