Nives De Meo: 

Le descrizioni dense del mondo. Che cos'è una teoria scientifica

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novembre 2000

 
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"...egli dimentica le metafore intuitive
che stanno alla base 
in quanto metafore 
e le prende per le cose stesse."

 (Nietzsche, Verità e menzogna in senso extramorale)

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“...storie atte ad evocare la stabilità del mondo, l'ordine e la prevedibilità; per scacciare il senso di precarietà del divenire, la paura dovuta al non sapere; compensare la scarsa memoria istintuale ed esorcizzare la morte...” 

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Negli ultimi secoli, si è diffusa la convinzione che l'ultima parola in fatto di Realtà e di Verità spetti alla Scienza, che ormai ha assunto il ruolo occupato prima dalla Teologia e/o dalla Metafisica.

 

Tuttavia, negli ultimi decenni, proprio grazie ai risultati raggiunti dalla scienza stessa, dalla Fisica Quantistica in particolare, quali ad esempio, la formulazione del Principio di Indeterminazione prima e di Complementarità poi, in seguito alle conclusioni cui è pervenuta la logica con i Teoremi di Gödel, di Tarski, di Turing o di Chaitin e allo sviluppo delle logiche dei Sistemi complessi, della Teoria dell'informazione, della nuova Geometria Frattale e delle Teorie del Caos, riesce sempre più difficile credere che una teoria scientifica sia una descrizione del mondo che dice più o meno adeguatamente la verità-del-mondo.

Il metodo scientifico, che si è affermato in un particolare contesto storico, consente un (certo) tipo di conoscenza tra le altre possibili: un sapere (dalla struttura) fine.

Lo scopo specifico dell'indagine scientifica non è la ricerca della Verità, ma la costruzione di teorie : paradigmi vincolanti,  in grado di fornire spiegazioni di esperienze di mondo  e dotate di capacità pre-dittive.

S-piegare nel senso di piegare i dati esperienziali entro un intreccio di connessioni che offrano una trama ad una serie di risultati  (o fenomeni) parziali. Come  necessità“  di  razionalizzare, dare cioè una sistemazione strutturata e organica ad esperienze di mondo: come modo di reticolare e vincolare lo sfondo.

Una funzione fondamentale delle teorie è perciò quella di riuscire a far emergere dal caotico virtuale la trama di un mondo di esperienza possibile. Simile ad un grande gioco che qualcuno dispone e che ci permette di accede alle esperienze, cercando di co-stringere lo sfondo ad entrarvi rispettandone le regole.

Se, ad un certo punto, il gioco non funziona,  significa che è giunto il momento di cambiare le regole e quindi teoria. La tendenza all'approccio problematico con lo sfondo e l'esigenza di tentare soluzioni a problemi può indirizzare alla formulazione di teorie esplicativo-strumentali.

Ma come dice Niklas Lhumann :

"...neppure i 'problemi' esistono nella realtà. I problemi sono relazioni non chiarite fra il sapere e il non sapere, e possono tutt'al più essere risolti con modificazioni interne a tale relazione. “

In relazione all'affidabilità intrinseca , le teorie vengono classificate, in  ordine decrescente, in: matematiche, scientifiche e filosofiche.

Si ritengono più affidabili o stabili  teorie che offrono il maggior “grado di certezza “delle previsioni e di verità dell'aspetto esplicativo. Una teoria scientifica, lungi dall'essere un discorso che dice la Verità del Mondo, è piuttosto una costruzione linguistica, un progetto discorsivo, una mappa teorica più o meno complessa ( cum -plexus:  tessuto insieme, in-trecciato) con la quale accedere  ad una qualche dimensione di virtualità dello sfondo e che ci consente di orientarci in esso.

Le affermazioni all'interno di una teoria scientifica infatti sono sempre conseguenze di un esplicito o di un implicito condizionale.

Le proposizioni scientifiche, esplicitamente o implicitamente, hanno cioè tutte la struttura ipotetica del controfattuale: se......allora (inferenza, connessione elementare)

Un “se  ipotetico, fondato prevalentemente su credenze (ritenute vere).

Un “allora    fortemente condizionato e dipendente , in merito al suo valore di “ verità  “,  dalla “verità del se e dalla “correttezza” sintattica della deduzione-causativa: se-------> allora; struttura logica  nota  come tautologia  del modus ponens.

Le teorie dunque sono modelli  paradigmatici, essenzialmente costituiti su una serie di ipotesi decise in virtù di un decreto metodologico, talvolta suggerite dall'esperienza, ma spesso anche contraddittorie ai dati di esperienza, o addirittura arbitrarie: (nel senso limitato che può avere un attributo del genere riferito a una situazione che vede il soggetto fortemente condizionato dai vincoli che appartengono alla sua biologia, alla sua cultura e ai linguaggi che gli sono propri per il fatto di trovarsi già-da-sempre e comunque immerso in un Mondo).

La formulazione di ipotesi e la costituzione di nuovi modelli con cui interpretare l'esperienza di un mondo spesso è dovuta al manifestarsi di un evento esterno imprevisto, dalla comparsa cioè dell'emergenza e quindi dell’ ec-cezione.

Esse si realizzano mediante spogliazione delle esperienze di tutti quegli elementi spuri che appartengono alla sfera delle valutazioni soggettive o ai condizionamenti emozionali e dalla riduzione ed astrazione di tutte le informazioni ritenute irrilevanti; e quindi mediante successiva strutturazione dei residui informativi entro schemi predisposti, come leggi oggettive, principi o formule.

 

Emergenze casuali in-grigliate.

I residui informativi, comunque, non sono mai dati puri. Per quanto disossati, sono sempre e inevitabilmente carichi di teoria, cioè di vincoli.

Ogni teoria ha un suo dominio di validità, cioè deve essere in grado di individuare la classe dei fenomeni virtuali a cui può essere applicata e i modi, le forme e i tempi di applicabilità dei suoi metodi nello spazio degli eventi che essa predispone.

Una buona teoria dovrebbe essere in grado di riconoscere anche quei fenomeni che al suo interno risultano assolutamente indescrivibili e imprevedibili. La descrizione di un mondo esige inoltre un linguaggio conforme; ogni teoria implica perciò necessariamente un suo proprio linguaggio. Si può anche dire che una teoria è di per se un linguaggio che parla di ambiti di realtà attuali, “necessarie o virtualmente possibili”, in cui gli eventi accadono, “devonoo possono virtualmente accadere. Le logiche su cui si edificano i relativi linguaggi sono perciò differenti.

Gli enunciati che esprimono una data teoria manifestano solo un frammento  del mondo che essa istituisce e descrive, tutto il resto è implicitamente contenuto nel linguaggio che la esprime. Ogni linguaggio infatti è l’apertura di un mondo, ogni linguaggio  quindi è di per sé una grande teoria.
Linguaggio plastico ovviamente, che si evolve unitamente all'evolversi dei mondi che descrive e delle categorie che lo condizionano.

Attualmente il paradigma della conoscenza scientifica è scritto in linguaggio matematico.

Ma le teorie sono anche la condizione necessaria perché si producano  violazioni delle medesime.

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“...Ci sono epoche nelle quali l'uomo razionale e l'uomo intuitivo stanno l'uno accanto all'altro, il primo col terrore dell'intuizione, il secondo con lo scherno per l'astrazione: tanto restio alla ragione é quest'ultimo, quanto all'arte il primo...."

 (Nietzsche, Verità e menzogna in senso extramorale)  ________________________________________________________
 

Una deviazione dall'ordine e dalla simmetria secondo traiettorie imprevedibili può permettere di acquisire maggior informazione.

La formulazione di nuove ipotesi può rendersi necessaria a causa dell'infiltrazione nell'universo della ragione di qualche elemento turbativo, estraneo : in questo senso ir-razionale.

 

Oppure può conseguire dalle cosiddette intuizioni: simili a scorciatoie di pensiero che si aprono in seguito a trasgressione di codici e a rottura di equilibri di sistemi teorici in atto. Esse hanno un valore causativo nel senso che fanno emergere.

 

Un’intuizione si presenta quindi come l'imporsi nella mente di un nuovo nuovo ordine interpretativo, senza eccessive mediazioni. Fulminee acrobazie che la mente compie senza intenzione, come se qualcosa sfuggisse al suo controllo, magari dopo un lungo lavoro di speculazione e di calcolo; torsioni di pensiero che si producono all'improvviso e che introducono in dimensioni altre, offrendo la possibilità di muoversi all'interno di nuovi ambiti di senso.In una fase magica di anarchismo, tra le fratture che si producono in seguito al dislocamento, anche catastrofico, di rigidi piani logici, può accadere che venga ad emergere, per una sorta di effetto di vulcanizzazione il magma della memoria inconscia di esperienze originarie, le cui tracce sono conservate in obliate metafore di base, depositate nelle voragini sotterranee, sopra cui si stratificano le falde più profonde dell' archeologia  della mente; ma che si agita, preme e  talvolta esplode in eruzione, sfuggendo a vincoli e a regole in atto .Portando allo scoperto arcaici archivi di senso.

Il magma, una volta emerso in superficie, solidificandosi in nuovi giochi di forme, offre allo sguardo altri scenari di mondo.

Tutto ciò può portare a ricontestualizzazioni di significati in nuovi ambiti di senso, alla soluzione di problemi insoluti, ciò che era falso può divenire vero e dove, non solo un contenuto significante è destinato nel tempo a trasformarsi in pura forma (fossile), ma, viceversa, anche quella che era divenuta una forma pura, una tautologia formale, può rivitalizzarsi in un nuovo contenuto significante.

In questo, credo, consista l'aspetto creativo della conoscenza.

Prescindendo dai condizionamenti che appartengono alla sfera  soggettiva, il processo di conoscenza di un dato evento, dunque, è fortemente condizionato dagli strumenti culturali, categoriali, teorico-linguistici e operativo- strumentali con cui si accede alla prospettiva di mondo che il modello teorico ha aperto e a cui l'evento appartiene.

Il soggetto che osserva e costruisce, mediante selezione orientata, provvede ad ex-trarre dalla complessità del reale quanto gli è consentito dai vincoli del progetto teorico con cui accede all'esperienza conoscitiva.

Questo comporta una riduzione delle scelte possibili.

Le leggi fisiche classiche, ad esempio, sono l'espressione di simmetrie, di rapporti di simultaneità o di legami di causa ed effetto voluti e cercati : esprimono ed impongono delle invarianze rispetto a qualche trasformazione.

Le equazioni, che dicono in simboli le condizioni e i vincoli cui sono sottoposti i valori possibili di grandezze fisiche e le loro variazioni non descrivono legami definitivi tra le cose del mondo, ma sono la traduzione ermetica, in codice matematico, della struttura della mappa e delle relazioni virtuali tra le grandezze che essa simula:  relazioni di dipendenza funzionale tra variabili.

Le equazioni determinate della meccanica classica  inoltre  divengono indeterminate quando si fanno osservazioni, da quel momento il risultato è aleatorio. Esperienze di realtà virtuali simulate  potrebbero portare alla formulazione di leggi fisiche diverse da quelle 'attuali '.

Una tale esperienza potrebbe cioè portare il soggetto che è immerso in un ambiente simulato a creare modelli invarianti su esperienze che ad un osservatore esterno apparirebbero completamente diverse, sopratutto da quelle dell'esperienza quotidiana. Anche le cosiddette leggi di natura  non sono enunciati con-formi ad una realtà-naturale definitivamente data, ma descrivono immagini virtuali di mondo.

Cosmo-gonie (generazioni di mondo) o cosmo-logie (spiegazioni razionali di mondo) sono, comunque, racconti sulla genesi di un presunto ordine costitutivo dello sfondo.

 

Una teoria dunque è una sorta di “dispositivo” interfacciale”, uno sguardo mediato .

È mimesi, non intesa come imitazione o ombra della realtà, ma come una costruzione attiva che offre uno scenario di mondo possibile.

Al contempo è apertura (teorico/pratica) di una certa dimensione di virtualità dello sfondo,  cui il soggetto accede ed opera. È anche pro-vocazione di mondo, a cui lo sfondo può o non può rispondere. Se la pro-vocazione è violenta, è altamente probabile che lo sia anche la risposta.

Tradotta in prassi, una teoria, attraverso il contributo di tutte le sue applicazioni tecniche, non solo permette al soggetto, in funzione della accelerazione con cui viaggiano, di acquisire nuove informazioni, ma contribuisce a modificare la struttura della mente, in tempi tutti da definire, in modo omeomorfo alla struttura che la nuova dimensione aperta mostra e agli strumenti operativi con cui ci si rapporta ad essa.

Se il mondo evocato non risponde, e se non sono stati commessi errori di percorso, allora è necessario cambiare chiave di accesso.

In altre parole, quando una teoria si trova di fronte a questioni essenzialmente indecidibili, a contraddizioni insuperabili, deve individuare gli aspetti tautologici del sistema in atto e riformulare il senso  già realizzato, sotteso al suo atteggiamento di ricerca. Questo è accaduto tutte le volte che si sono prodotte delle vere e proprie rivoluzioni concettuali.

Ad esempio, i limiti della conoscenza fondata sui metodi della formalizzazione, come è attualmente intesa, sono stati evidenziati, senza possibilità di revoca, da uno dei famosi teoremi di Gödel, in cui si dimostra che un sistema formale coerente  è incompleto in quanto non è in grado, attraverso le sue regole, di dedurre dai suoi assiomi tutta la semantica che è in grado di produrre ed in particolare se stesso o la propria coerenza.La coerenza (con-sistenza) degli assiomi implica l'incompletezza; il pensiero razionale dialoga perciò con lo sfondo in una dimensione comunicativa logicamente incompleta.

Anche un qualsiasi meta- linguaggio , aldilà della semplice ostensione del contenuto dichiarativo dei suoi enunciati si fonda e si articola nelle sue valenze semantiche e connessioni logico- sintattiche sul linguaggio che vorrebbe istituire ! 

Per forza di cose, un tale linguaggio non può che essere auto-referenziale, dotato cioè di una forma di “chiusura”!

Per essere veramente tale, un meta-linguaggio dovrebbe essere incomprensibile dal linguaggio oggetto, in quanto codificato, strutturato  da principi, regole e contenuti semantici dotati di una propria valenza non contaminata dagli omologhi del linguaggio in via di istituzione.

 

E perciò:

“......se il processo non può essere trasceso, non può esserci nemmeno un punto fisso di cui bearsi e da cui godersi compiaciuti il panorama; ovvero non può esistere una teoria chiusa così comprensiva da formare un'unica piattaforma galleggiante nel mare del dubbio e del movimento su cui poggiare tutta la conoscenza ...

 

È l'astrazione che permette di trasformare, induttivamente,un certo numero di esperienze in un concetto e poi di esprimere con un “per ogni” una aspettativa come una deduzione.

 

(da Giovanni Sambin in Per una dinamica dei fondamenti della logica e della matematica)

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Senza toccare le questioni che alimentano il dibattito epistemologico contemporaneo sui condizionamenti che orientano la ricerca scientifica dovuti ad interessi economici, sulla dimensione retorica ed estetica della scienza, sui conflitti tra teorie rivali, noi qui ci orienteremo verso una riflessione di tipo generale sul valore di verità di una teoria scientifica accreditata, affermando che non ci sono teorie scientifiche più o meno valide ed appropriate per la descrizione di una realtà data, (tutto ciò appartiene ad una concezione superata e retorica della scienza), ma ci sono teorie più o meno funzionali all'accesso ad una qualche dimensione di virtualità dello sfondo.

Nel periodo a cavallo tra il XV° e il XVI° secolo al sapere scientifico non veniva attribuito un carattere propriamente veritativo ma piuttosto più di altri oggettivo-nel senso-di-controllabile da chiunque nel rispetto di determinate procedure.

Oggi, Prigogine in La nuova alleanza, parla di Galileo:

“... come giudice e carnefice....che ha messo la natura sotto inchiesta...l'ha idealizzata, cioé mutilata fino a farle parlare il linguaggio che egli voleva ascoltare, il linguaggio matematico; fino a farle confessare di aver sempre obbedito a principi semplici.”

 

Il matematico costruisce forme su forme, creando astrazioni su astrazioni;

servendosi di elementi formali, edifica un castello di vetro, in cui la scienza deve continuamente rispecchiarsi. In questo senso, la scienza deve perciò essere continuamente riscritta.

Il progresso del linguaggio matematico ha modificato rapidamente le nostre visioni del mondo. Non sarebbe opportuno, a questo punto, che la scienza abbandonasse definitivamente ogni pretesa veritativa privilegiata, definitiva o progressiva, sulla conoscenza dei  cosiddetti “fenomen“?

Le sue certezze,  sostenute spesso in forma acritica, prima o poi, sono destinate ad essere smentite.

Una scienza che idealizzi e  dogmatizzi i suoi metodi e le sue certezze, contribuisce ad una progressiva sclerotizzazione del pensiero, che rischia di perdere la capacità naturale di instaurare quei giochi imprevedibili col mondo che costituiscono il rapporto originario con esso.

Mentre una scienza che abbia la pretesa di dare, attraverso continue correzioni alle sue congetture, una visione progressivamente più conforme e adeguata di una realtà data, è simile ad una meta-fisica continuamente perfettibile. Io credo che  si renda necessario un atto di coraggio che comporti una demitizzazione  della Scienza, e ponga nell'ottica che veda anche la scienza come l'ultimo ( in ordine di tempo) dei miti. Nel senso che anche una “descrizione densa “del mondo, come quella offerta da una teoria scientifica, non è auto-rizzata ad attribuire carattere di verità forte alle sue descrizioni”: è piuttosto la trama di un racconto di mondo possibile, sperimentabile (e/o costruibile).

Senza  per questo cadere in una forma di relativismo  tout court.

Non c’è mondo che non si risolva nella visione collettiva del mondo, per cui in ogni mito è possibile individuare una fase dell'evoluzione della coscienza sociale collettiva.

È  una ipotesi come un'altra.

Leggiamo nel Tractatus:

Tutto ciò che vediamo potrebbe anche essere altrimenti, tutto ciò che possiamo comunque descrivere potrebbe essere altrimenti.  Non vi è un ordine a priori delle cose.

(Wittgenstein  5.634)

 

 

 
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