Nives De Meo: Reale e virtuale

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ottobre 2000

 
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"...Questo è il vero fenomenalismo e prospettivismo, come lo intendo io: la natura della «coscienza animale» comporta che il mondo di cui dobbiamo prender coscienza sia soltanto un mondo superficiale di segni, un mondo generalizzato e volgarizzato."                                                

( Nietzsche, La gaia scienza)

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REALE E VIRTUALE

«I nostri organi di senso sono fatti apposta per tener fuori il 'mondo'»                                 

 (Gregory Bateson)



Nell'esperienza, ciò che si presenta alla coscienza non sono rappresentazioni univoche e stabili della realtà e nemmeno il mondo dei fenomeni, ma immagini virtuali di una qualche dimensione virtuale dello sfondo.

D'altra parte:


'...la fiducia nella realtà di un oggetto risiede nella costruzione di invarianti rispetto ai modi di percepirlo,

 

inoltre

... la credenza nell'esistenza  di una astrazione, anche senza un preciso referente percepibile coi sensi, è dovuta alla stabilità rispetto a tutta la rimanente attività mentale con cui è in relazione, ovvero all' invarianza del modo di percepirla mentalmente...'


'...una idea astratta risulta oggettiva quando, letteralmente, è trattata come un oggetto...'

'...il ruolo del processo dinamico collettivo più che per gli oggetti materiali, rimane tanto rilevante nel criterio di invarianza che l'esistenza di una astrazione si identifica sostanzialmente come un oggetto.


(G. Sambin, Per una dinamica nei fondamenti della logica e della matematica)

    
Credo che, a questo punto, non si possa più parlare di realtà o di mondo come di qualcosa di definitivamente dato, da conoscere progressivamente in modo più o meno rigoroso e aderente, nemmeno nel senso di ciò che permane invariante nelle trasformazioni che vengono operate sullo sfondo; ma che si debba parlare di realtà/mondi al plurale, che si mostrano differenti a sguardi diversi e che si eventuano  nel momento in cui si instaura l'interazione che li evoca (evento come accadimento condizionato).


Da qui la «virtualità» del Mondo.

 

VIRTUALE, qui, non è contrapposto a REALE, ma va inteso come:

 

CIÒ  CHE PUÒ  EVENTUARSI COME REALTÀ/MONDO

(empiria antropomorfica virtuale)



Nell'esperienza, ciò che si presenta alla coscienza non sono rappresentazioni univoche e stabili della realtà e nemmeno il «mondo dei fenomeni» ma immagini virtuali di una qualche dimensione virtuale dello sfondo.

D'altra parte chi potrebbe negare che anche la realtà-virtuale, comunemente detta, ottenuta per simulazione computerizzata, si presenta come una dimensione di mondo che, pur apparendo difforme dalla realtà cosiddetta autentica, ne condivide comunque in qualche modo l'aspetto di verità?
Essa non fa che rendere manifesta l'apparente separazione tra dimensione ludico-virtuale e dimensione cosiddetta reale.

  
Mentre il rapporto originario con quello che fu per secoli considerato il mondo fisico (la realtà esterna, concreta, illusoriamente autentica) si realizzava prevalentemente attraverso la fisio-logia e la bio-logia dei sensi, e solo più tardi anche attraverso la filtrazione di strumenti semplici, quali lenti, cannocchiali, microscopi, generatori o amplificatori di suoni e altre protesi strumentali, che supportavano i sensi e mediavano l'evento di realtà e quindi la sua manifestazione fenomenica, al presente l'approccio è mediato da una selezione strumentale  molto più complessa e sofisticata e in alcuni casi ineludibile. Telescopi, spettrografi o comuni telefoni,  cellulari, apparecchi audio, video, telecomandi, computers, mediano i nostri rapporti con lo sfondo.


Quante virtualità non si sarebbero «realizzate», manifestate, senza un cannocchiale?


Quante ancora sono per noi sconosciute?


L'esperienza passa attraverso molteplici filtrazioni che de-formano i messaggi originari. Il messaggio viene codificato e le perturbazioni vengono trasformate in informazioni.

 
Si realizza così, attraverso selezioni, riduzioni ed astrazioni, una progressiva dissociazione tra contenuto esperienziale e forma codificata.


Le interazioni istantanee con strutture spazio-temporali si estendono a distanze sempre maggiori.
La presenza viene sostituita dalla tele-presenza.


In particolare, quella protesi che è Internet ci costringe ad una specie di nomadismo mentale telematico, vincolato alle sue possibilità che ci condizionano:


- dalla concretezza alla totale informatizzazione;

- dallo spazio al cyberspazio.


Dovrebbe risultare evidente dunque che, ponendoci in quest'ottica, la distinzione tra reale e virtuale viene necessariamente a cadere: i due significati scivolano uno nell'altro fino ad essere pressoché indistinguibili.

Di qui la necessità di ridefinirli collocandoli in una dimensione che non li veda più contrapposti o reciprocamente escludentisi, ma che li raccolga entrambi all'interno di una più generale categoria:
la categoria della totale «virtualità».

  
Potremo anche arrischiare il linguaggio, parafrasando una nota asserzione e dire:


Tutto ciò che è reale è virtuale, tutto ciò che è virtuale è reale

 

 
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