Nives De Meo: Soggetto e realtà

aa

settembre 2000

 
aaaaa  


 

 

 

" ..non sono forse, parole e suoni, arcobaleni e parvenze di ponti tra ciò che è separato dall'eternità?"                      

( Nietzsche, Così parlò Zaratustra)


 
Vorrei portare l'attenzione su alcune domande fondamentali che non solo la  filosofia ma ciascuno di noi, almeno una volta, nel corso della propria vita, si è posto, e alle quali la filosofia in particolare, nelle varie epoche storiche, ha cercato di dare risposte:

Esiste una realtà?  Fuori di noi?  La realtà delle cose e dei fatti?  Dentro di noi?  La realtà dei fenomeni e delle rappresentazioni, della coscienza e della volontà?

Esiste un qualche accesso per conoscerne una eventuale struttura?

Al presente, questioni del genere possono apparire di scarso interesse, consunte o addirittura prive di senso; ma è proprio il loro scadere nella irrilevanza o nell'insensatezza e il venir meno dell'esigenza di trovare delle risposte adeguate e non banali, che impongono, a mio avviso, l'urgenza di ripensare il significato di alcune espressioni di uso frequente anche nel linguaggio comune, quali: soggetto, oggetto, realtà, esperienza, conoscenza, mondo, linguaggio.

Non tanto per trovarne definizioni esaustive e definitive, quanto per tentare, muovendoci all'interno degli spazi di senso che esse aprono, di ampliarne  i confini del significato, esasperandone l'ovvietà omologata fino a farla esplodere.

 

Soggetto e realtà

"La mente è nel mondo che è nella mente..."

( Edgar Morin )

 

Da qualche tempo, si và diffondendo in più ambiti l'uso della figura metaforica della realtà virtuale. È diffusa cioè la sensazione di  trovarsi immersi e di muoversi (da sempre) all'interno di una realtà virtuale,  con la quale interagiamo contribuendo a modificarne l'assetto prospettico, le articolazioni dinamiche, e che, contemporaneamente, ci modifica. Il soggetto di questa interazione è elemento dello sfondo di realtà, ma al tempo stesso è anche osservatore e produttore dello scenario di cui fa parte nel doppio ruolo di agito/agente. Ciò che chiamiamo realtà non è un luogo/mondo-esterno in cui il soggetto separato viene a trovarsi; è spazio/mondo in cui il soggetto è immerso, da cui è abitato e su cui interviene: enigmatico sfondo  cui il soggetto manda luce  e che si mostra in prospettive diverse a seconda dei modi, delle forme e degli strumenti di approccio. 

 

" Un oceano illimitato e oscuro, senza confini e senza dimensione, dove lunghezza, larghezza e profondità, e tempo e spazio sono perduti...." (J.Milton)
 
Riserva inesauribile (?) di virtualità attualizzabili, in grado restituirci l'esito di ogni possibile esperimento(?!).


L'enigmatico sfondo (opaco?), rapportato al soggetto, diviene mondo, immagine caleidoscopica dello sfondo, "...realtà a cristalli liquidi che si riconfigura continuamente.
( D. de Kerckove)

 

" Noi modelliamo la realtà, la nostra realtà con le nostre parole e le nostre frasi, così come la modelliamo con la nostra vista e il nostro udito" (F. Jacob, Il gioco dei possibili)


Soggetto e realtà dunque sono due poli complessi, intimamente connessi e interdipendenti, di una interazione dinamica. L'apparente confine (tra soggetto e realtà) non si costituisce come un preciso limite di demarcazione tra due diverse entità separate e distinte, ma piuttosto come una separazione fittizia e arbitraria, assimilabile ad una linea, o zona, dalle caratteristiche frattalmente sfumate, per cui non è possibile stabilire dove cominci il soggetto e dove finisca la realtà.

 
In questa dialettica interattiva, soggetto e mondo sono un unicum in senso radicale. Il mondo, d'altra parte, invia continuamente al soggetto messaggi informativi, che quest'ultimo filtra, elabora e archivia nella sua mente. L'in-formazione struttura e la trasmissione di informazione modifica la struttura. Le strutture della mente subiscono in questo modo una trasformazione continua. Le forme con cui il soggetto si rapporta allo sfondo non sono quindi statiche e date una volta per tutte, ma in continua evoluzione (Kantismo dinamico).

Nella fase di ritorno al soggetto (feedback) infatti, l'esperienza di un evento di realtà modifica il soggetto stesso, lo alimenta di nuove informazioni che, opportunamente codificate e elaborate, vanno a "depositarsi in strati successivi e percolanti" di quella archeologia della mente altrimenti chiamata il luogo delle categorie (l'apriori del soggetto trascendentale, la luce). Si tratta di categorie dinamico/operative che si costituiscono come un a-posteriori e che si traducono poi nell'a-priori con cui si accede a successive esperienze di realtà, strutturando la stessa in mondo (o meglio in mondi). È l'esperienza che contribuisce a complessificare e a ristrutturare via via le categorie della mente, che si costituiscono quindi con le caratteristiche di trascendentali provvisori di origine operativa. L'interazione, come dicevamo, porta ad un nuova organizzazione dello stato del soggetto (assimilabile ad un sistema semi-aperto) che pur tendendo a conservare una certa struttura, alimentandosi di caos e di casualità, la complessifica. E in questo modo, le categorie vengono retroattivamente ri-strutturate [1]. Non c'é un ordine temporale lineare-sequenziale, una naturale freccia del tempo che governi il processo interattivo soggetto-mondo; esso si svolge in forma circolare in cui il prima e il dopo sono indistinguibili. Ilary Putnam, similmente ad Edgard Morin, esprime questo rapporto nella forma: 'La mente e il mondo uniti costituiscono la mente e il mondo.'

 

I livelli su cui si dispone un mondo di fronte al soggetto, in questo rimando continuo soggetto/mondo e viceversa, si strutturano secondo topologie complesse e interconnesse; per cui ciò che appare di fronte non si configura come un'unica realtà da conoscere definitivamente, ma come una pluralità di realtà/mondi virtualmente copresenti (mondo hypertestuale), a cui si accede con chiavi di accesso (mappe) diverse. Il soggetto, come ho gia detto, è ad un tempo attore e scenografo del suo mondo. Esso si riconosce fuori di se come elemento di realtà ma si percepisce anche come produttore di realtà. Si individua e si sviluppa proprio in questa interattività. Mondo e soggetto si costituiscono simultaneamente. Il soggetto, in quanto appartenente ad un mondo che egli abita, che lo abita, a cui accede e che modifica, si mostra a se stesso nella forma, intrinsecamente paradossale, dell'autoriferimento (soggetto interno che chiameremo soggetto 'i'). I soggetti dell'autoriferimento sono multipli, virtualmente copresenti e mutevoli. (Ogni soggetto 'i' è una pluralità di soggetti che lo abitano). Anche i soggetti, o nodi dell'interazione con lo sfondo che, per distinguerli dai soggetti 'i ', chiameremo impropriamente soggetti esterni (soggetti  'e'), sono multipli e co-interagiscono con lo sfondo nella creazione di Mondi secondo una dialettica del tipo azione-conoscenza-comunicazione, che si realizza anche in modo conflittuale e talvolta attraverso strategie inconsce e non necessariamente finalizzate.

I mondi soggettivi intersecandosi localmente creano dei micromondi con una propria configurazione strutturale. L'interazione fra micromondi costituisce la dinamica del Mondo.

Un Mondo, nella forma più generale del senso (intersoggettività autoriflessiva, campo trascendentale), si genera nella cooperazione tra soggetti 'e', come intersezione e condivisione di una pluralità di mondi soggettivi (che sono pure astrazioni) ognuno con un suo proprio instabile orizzonte degli eventi. L'intersoggettività è l'anima del Mondo.

La relazione duale della coppia soggetto-oggetto è solo un'astrazione linguistico-strumentale. Lo statuto di concretezza relazionale va riferito al complesso delle relazioni multiple inter-soggettive e tra i soggetti e lo sfondo.  In una situazione di con-vivenza in una comune dimensione di Mondo, tra i soggetti che la co-abitano si costituiscono codici linguistici e comportamentali comuni, sui quali si edificano  i vari linguaggi della comunicazione e si fondano astrazioni collettive, credenze e valori.

La dinamicità del processo comporta la costituzione di linguaggi mobili, che devono rinnovare continuamente i loro codici, le strutture sintattiche e gli universi semantici. Definiamo cultura una condivisione di credenze e di valori ottenuti per astrazione di pratiche comportamentali generazionali.

 



[1] Ri-strutturazione come processo derivante dall'assorbimento selezionato, accumulo e riorganizzazione di nuovi input in-formativi non previsti (cioè non  organizzabili in configurazioni riconoscibili) e come  adeguamento conseguente delle competenze del sistema che elabora. La struttura del sistema è quindi importata.

 

 

 
aaaa