Nives De Meo: Fu Odisseo un terrorista?

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dicembre 2001

 
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L’arma del «terrore»

domande provocatorie

 

Che cos’è il  terrorismo?

Un virus? Un cancro?

 

Perché è pressoché l’unica arma di difesa/offesa  a disposizione di popoli poveri...oppressi?

Quali  le alternative ?

  

È lecito parlare anche di terrorismo di stato?

Sono terrorismo  la fame, le bombe... i colpi di stato...appoggiati da servizi segreti stranieri...?

 

Il leone,  potente, aggredisce in modo pre-potente alla luce del sole...

Virus e cancro, pressoché invisibili, attaccano subdolamente e colpiscono dall’interno del corpo.

 

Perché Ulisse sconfisse Troia con l’astuzia del cavallo-offerta...?

Perché  si difese da  Polifemo, accecandolo e fuggendo da lui,  con l’inganno e non lo affrontò a viso aperto?

È stato Odisseo un terrorista?

   

 
Nives De Meo: tra Baudrillard e Galimberti  

marzo 2002                                                                                                              

 
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Dopo la pubblicazione del mio editoriale  "L'arma del terrore, dicembre 2001" e durante la preparazione della relazione dal titolo: Relazione asimmetrica: l'ordine e la catastrofe, che verrà sottoposta a dibattito in sede seminariale, aspettavo inutilmente qualche risposta  alle domande provocatorie che avevo posto in quell'articolo.

Solo recentemente , dopo la pubblicazione, in prima edizione gennaio 2002 del pamphlet titolato «Lo spirito del terrorismo»[1],  di quel fuoriclasse  della filosofia, che è Jean Baudrillard,  ho avuto la sensazione di aver trovato in quelle pagine delle considerazioni sul tema da me proposto che si prestano ad una replica virtuale al mio  scritto.

Pertanto  ritengo utile riportare qui alcune di quelle considerazioni, unitamente a stralci della presentazione-commento che ne ha fatto Umberto Galimberti  nella pagina culturale di Repubblica, Sabato 10 febbraio, 2002[2]. 

Scrive Baudrillard:

 

"Loro lo hanno fatto, ma noi l'abbiamo voluto. Anche se è inaccettabile per la coscienza morale dell'Occidente, tuttavia è un fatto."

 

"Noi l'abbiamo voluto perché l'abbiamo sognato - commenta Umberto Galimberti -   l'abbiamo immaginato e ci ha affascinato e ha risvegliato il terrorista che sonnecchia in ciascuno di noi. I terroristi forse speravano di poter contare in questa nostra complicità inconfessabile - continua Galimberti nella sua recensione - senza la quale l'evento non avrebbe avuto tanta risonanza."

 

"Perché l'allergia ad ogni ordine definitivo e a ogni potenza definitiva, è fortunatamente universale" (J B)

 

e alberga nel cuore stesso di coloro che ne condividono i benefici.

 

Il consigliere di Clinton  Benjamin Barber, nel suo saggio del 1995, definiva la Jihad come una sorta di "metastasi patologica" dovuta agli esiti di un arrogante materialismo laico che minaccia l'integralismo delle tradizioni. Si tratta di rendersi conto che quando un potere diventa spaventosamente asimmetrico, allora la sua stessa onnipotenza si trova completamente disarmata di fronte alla sfida che i terroristi portano non sul piano della «realtà», dove in gioco sono i rapporti di forza, ma sul piano «simbolico», dove la posta in gioco è la loro morte, un'arma assoluta contro un sistema che vive nell'esclusione della morte.

 

A pag.5 del pamphlet di Baudrillard si legge:

"Il terrorismo è come un virus, è dappertutto. Quest'ultimo può far fronte a qualsiasi antagonismo visibile."

 

A pag. 18.:

" Il terrorismo è immorale. L'evento del World Trade Center, questa sfida simbolica, è immorale, come risposta a una mondializzazione anch'essa immorale”.

 

Pag.21.:"È comparso un nemico fantomatico, il quale invade per perfusione  tutto il pianeta, filtra dappertutto come un virus, uscendo da tutti gli interstizi della potenza: l'islam. Ma l'islam non è altro che il fronte mobile di cristallizzazione di questo antagonismo.

E questo antagonismo è dappertutto, e in ciascuno di noi. Dunque terrore contro terrore. Ma terrore asimmetrico. Ed è contro questa asimmetria  che l'onnipotenza mondiale si trova completamente disarmata.”

 

Pag.22/23:

" I terroristi sono riusciti a fare della loro morte un'arma assoluta contro un sistema che vive dell'elusione della morte.

Tutto si gioca sulla morte. È  questo lo  spirito del terrorismo.”



[1] Jean Baudrillard, Lo spirito del terrorismo,  Raffaello Cortina editore

[2]  Umberto Galimberti, La quarta guerra mondiale, pagina culturale di «La Repubblica», Sabato 16 febbraio 2002

 

 

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Nives De Meo:

tragiche ricorrenze, terribili coincidenze e omeriche profezie

 

settembre 2002

 

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Quasi un anno fa, veniva inserito in questa pagina un mio editoriale : "L'arma del terrore ( dicembre 2001)", a cui feci seguire, circa un mese dopo,  una comunicazione nella quale  sottolineavo alcune consonanze tra i miei interrogativi e  una possibile risposta virtuale di Jean Baudrillard alle domande che lì avevo posto.          

 

Ora, a distanza di un anno quasi e prossimi alla prima ricorrenza della catastrofe delle Twin Towers, ecco qui riportata quella che ritengo, ancora una volta, un’assonanza virtuale  all’ultima delle domande provocatorie che avevo posto nell’editoriale di allora:

 

“Fu odisseo un terrorista?”

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Nell’inserto culturale de “il Sole-24 Ore”, di Domenica 8 Settembre 2002, N. 245, e precisamente alla Pagina 31: Letture, all’interno della presentazione della recentissima pubblicazione << La mente colorata, Ulisse e l’Odissea>>, Mondadori, Milano 2002, pagg. 324, e 17,40 , di Piero Citati, curata da Piero Boitani, col titolo :

 

L’ Occidente narrato da Ulisse”,

 si può leggere nelle prime colonne:

 

Ecco qualche domanda per la mente colorata del <<secondo Omero>>, l’Omero dell’Odissea. La vigilia dell’11 settembre 2001 cenavo con Piero Citati sulle rive del mare toscano: covava da tempo questo suo libro, ma, benché entrambi appassionati di Ulisse, non ne parlammo. Esattamente un anno dopo il volume, esce, alla vigilia dell’anniversario dell’Apocalisse americana: e io mi trovo in America. Quale degli dei dell’Olimpo ha organizzato tutto questo? C’è infatti un particolare che non menzionai l’anno passato, perché in quel momento, ancora per poche ore irrilevante.


Davanti alle Torri Gemelle si erge un’alta statua in bronzo dell’italiano Ugo Attardi. E’ una statua di Ulisse, sospeso in “folle volo” dantesco verso il nuovo mondo, che indica con una verga. Ma questa sembra anche una spada, ritta contro gli edifici circostanti. Inoltre egli poggia su una lancia e pare, col corpo, principiare una danza di guerra. Indossa un elmo tremendo dalle infinite sfaccettature, polytropos come l’eroe omerico. Un anno e mezzo prima mi chiedevo a New York: <<Questo Ulisse minaccia le Torri? E che volto nasconde sotto il suo elmo? Forse un viso mediorientale?>>.

Prosegue Piero Boitani, nella premessa alla recensione dell’ultimo libro di Citati:

 

<<C’è di che aver brividi e inquietare anche <<il secondo Omero>>, che pure riempie di profezie il suo poema e che al <<profeta>> Teoclimeno fa “vedere” l’Apocalisse imminente della strage dei Proci. Ma c’è anche di che pensare al libro di Citati: non riesco, leggendo le pagine del suo libro che, sotto il segno di Apollo, descrivono appunto il massacro dei pretendenti, a dimenticare l’Ulisse di New York.>>

 

E conclude :

 

<<La letteratura e l’arte, prefigurano la storia in modo così sinistro?>>

 

Si rinvia all’articolo per il seguito. 

 

                         Nives De Meo