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Stefano Maso:  Semplificazione

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agosto 2001

 
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Osservare l'intorno e cercare di capire. Darsi una ragione del tutto. Siamo di fronte all'atto di «semplificazione» per eccellenza. La comprensione si svolge nel momento in cui si individuano le connessioni capaci di far interagire le differenze e le somiglianze. Ma ogni comprensione è pur sempre una dolorosa perdita: ogni sentiero «semplificatorio» perde di vista la complessità. Non abbiamo più sott'occhio il particolare. Si taglia via.

La «semplificazione» raggiunge la sua massima eleganza e il suo estremo rigore nelle scienze matematiche. Platone pone ciò al centro della sua ricerca e ne fa il fondamento metafisico. Le immutabili sostanze / idee. Estrema perfezione e bellezza. Aristotele lo segue ma si concentra su schemi logici inerenti ciascun singolo ente; e quindi individua generi e specie, sostanze prime e seconde. Ci introduce a una complessità reale e fisica da non liquidare.

La «semplificazione» raggiunge volentieri la sua peggior manifestazione esprimendo il suo inqualificabile oltraggio e assalto all'intelligenza nella pratica politica. La politica e la storia sono per eccellenza il luogo della complessità, dell'interpretazione da curare e da ritenere provvisoria; del giudizio e dell'azione in ogni caso aperti a sottili eppur decisivi e problematicissimi tagli prospettici.

Raramente il politico è consapevole di ciò. Il provincialismo della sua analisi affrettata ed esibita come «chiara», «risolutiva» riduce ogni complessità a orpello.

Raramente il matematico (e quindi il filosofo) è consapevole del rischio politico insito nel cuore del suo ideale teorico. L'assolutezza (il totalitarismo?) del suo sguardo trova difficoltà a scendere dalla vetta della comprensione perfetta.

Stefano Maso

 

 

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Nives De Meo:  a proposito di «Semplificazione»

 

Se «polis»  è  la radice etimologica del termine politico, è al tempo stesso l’origine storica di quella attività sociale che nel corso dei secoli è stata definita «politica» : attività propria della città - in quanto polis.                

Con lo sviluppo delle società storiche più evolute, molte città assumono il ruolo di città-madre: divengono  luoghi privilegiati in cui si evidenzia la complessità sociale.

La metro-poli è assimilabile ad un sistema complesso, al cui interno si costituiscono dei sottosistemi più o meno chiusi: templi, chiese, organizzazioni amministrative, sistemi di controllo interno  ed esterno (polizia, esercito), ecc..

La politica dovrebbe fornire gli strumenti e le norme per orientare la collettività  ad assumere e far proprie intenzioni e azioni  decise e condivise dalla totalità suoi componenti (in modo più o meno unanime) o da gruppi rappresentativi, più o meno eletti .

Ma le dinamiche che si intrecciano nelle interrelazioni complesse fra i vari sottogruppi sociali, quali il commercio, l’industria, i rapporti di lavoro, producono un aumento continuo della complessità.

In queste condizioni può accadere che si producano degli allentamenti dei vincoli che liberano dall’ottuso determinismo delle procedure e dei programmi-rituali sociali, lasciando spazio alla casualità e all’azzardo.

Il determinismo meccanico viene sostituito da quello statistico e in questo modo si producono le condizioni per il generarsi di fenomeni iper complessi.

Questi a loro volta rendono possibile l’aumento di un  maggior grado di libertà personali.

Fu così  che ad  Athene  si venne a creare un atteggiamento noologico che liberò il pensiero dalla schiavitù  della tradizione  e dei dogmi, come si legge ne Il paradigma perduto  di Edgar Morin.

La filosofia  in questa ottica  nasce come «il comune denominatore del cervello di ogni specie di homo sapiens.

Città come Athene divengono ecosistemi di un nuovo sviluppo della cerebralizzazione

(...) la città, la sede più viva della società storica, si costituisce come uno straordinario ambiente di ordine, di complessificazione, di disordine, d’intervento e di ‘rumore’.

(...) si tratta di combinazioni instabili.

L’ipercomplessità sfocerà ...nell’apertura del gioco stocastico tra l’ordine e il disordine.»

 

La semplificazione (vale a dire la riduzione della complessità in particolare in ambito strettamente politico, di cui non si accorge il politico di professione, troppo preoccupato ad eliminare ogni forma di incertezza e di rischio dalle proprie decisioni, ragion per cui, per necessità della sua stessa deontologia, è costretto a semplificare  pena l’indecidibilità paralizzante) sembra preoccupare Stefano Maso, in quanto fa perdere di vista il particolare, che viene assumere ruolo di puro ornamento.
E di questo non accusa solo il politico, ma critica pure l’atteggiamento del matematico e del filosofo che sono maestri di semplificazione per necessità metodologica, sostiene Stefano, e per ciò stesso incapaci di scendere dal trasparente cristallino iperuranio: un mondo senza ridondanze e complessità, per affrontare la complessità del reale, di cui, dice Stefano, almeno Aristotele nelle sue logiche ha tenuto conto.

È opinione diffusa che il matematico si tenga distante dalla complessità.

Tutto ciò appartiene ad una concezione classica e superata del matematico tradizionale, dato il riferimento a Platone.

Ma resta il fatto che la complessità è stata scoperta, introdotta teorizzata; ne sono stati analizzati i limiti, le possibilità di applicazione, gli sviluppi e l’utilizzo in vari campi del sapere ... fino a parlare di «una logica della complessità», che si distingue dalle logiche classiche, che ne costituiscono spesso un caso particolare, proprio da quei pionieri del sapere concettuale e astratto che sono i matematici.

L’attenzione rivolta alla complessità da teorici di varia provenienza ha portato a circoscrivere il significato del termine «semplice»  contrapposto a «complesso», nei seguenti termini:

un evento è semplice se:

- è caratterizzato dalla «certezza»                   

- l’informazione è totale, esaustiva.

- è completamente descrivibile

- totalmente calcolabile

- totalmente ordinato

- prevedibile

- necessario : strutturato da relazioni di  causa   ®       effetto.

Semplificare significa dunque rendere possibili tutte queste operazioni.

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un evento è complesso se:

- è caratterizzato dalla «probabilità»

- l’informazione è scarsa

- è descrivibile in modo lungo e con ricco linguaggio

- «approssimativamente»  calcolabile

- si può concentrare in un ordine «parziale»

- è «quasi» prevedibile

- è probabile: legami non lineari fra i componenti.

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un evento è quasi casuale se:

- è caratterizzato da attrattori di probabilità

- spesso dovuto a caos deterministico o a caos quantistico

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un evento è casuale se:

- non è dotato di nessuna informazione: può essere definito solo dall’elenco completo dei fatti che lo costituiscono

- è indescrivibile se non ostensivamente

- non è calcolabile

- è caotico

- non è prevedibile

- presenta contingenza aleatoria

- spesso è causato dal caos

 

 

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Antonio Werther Pavan:  a proposito di «Semplificazione»

 

VADEMECUM DA FILOSOFO

 

La semplicità è relativa al primo passo; l’Etica è il primo passo;

e il primo passo consiste di una stagionale circolarità,…

la quale dischiudendo l’ambito di un ordine interiore, dà inizio alla complessità dialettica della morale;

fra il primo passo e i successivi, per distinguerne la diversa natura sta lo scranno di Dike e dei suoi Metra.

Al primo passo, essendo munifico dono del Patriarca, è perciò dovuta o la gratitudine di Pietas, o il rispetto da timor di Dio, o una epica commemorazione.

Il “nessuno tocchi Caino”, verso chi non indossa l’etica veste, vuole significare che l’ordine cristallino della Polis testé costituitosi, pena il vanificare la sua stessa essenza, non potrà intrattenere con lui commercio dialettico alcuno.

A Caino dunque, è giocoforza l’andare ramingo al di là del limite delle mura politiche.

Allo stesso modo opera la tautologia della Matematica, che cura la propria bellezza o Forma, segnando la semplicità del dominio, dove “in C” “X=Y”:

-         nel solo ambito cioè dove è possibile esprimere tutta la complessità dialettica, della potenza logico-matematica, disponibile per l’Uomo di buona volontà.

In quell’ambito dialettico dove la simulazione può intrattenersi asetticamente con la verità, in virtù di un patto di alleanza affidato alle cure della memoria.

Nessun pericolo “semplificatorio” dunque, quando la comprensione avvenga su quel sintagma, il cui paradigma sia l’umile accettazione di un vedere mediato, che voglia onorare la memoria di un patto etico iniziale, e non voglia perforarne empiamente la cristallina ascissa.

La contingente, “empia semplificazione” politica in atto, è invece mera destrutturazione epico-dialettica a cui va’ sostituendosi l’acribia della volontà di potenza, omologando e semplificando all’intero globo terracqueo la comunione dell’arena di scontro, per una utopica liberazione del mercato, che intersega ormai anche i limiti elementari della nudità dell’individuo, e azzera la, conquistata invano, “veste etica da Persona” della razionalità.

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Anche la Ragione è ambito interiore allo stesso limite cruciale,…

che decreta la nudità dell’individuo col limite inferiore della sua inintersecabilità, e col limite superiore gli mette a disposizione una subliminale veste logica, dovuta all’assunzione di una maschera linguistica.

Cosicché l’Uomo è al contempo sia di genere animale che di specie razionale,…

sia essere di pensiero, che pensiero dell’essere;

sia essere accidentale, che essere come vero;

Individuo assoggettato ai metra di Dike e non soggetto di filosofia,…

oppure Persona che “pensa alla propria costruzione”, simulando un essere consustanziato di logica:

- modale epifenomeno di una retta speculazione filosofica.  

Una opposizione questa d’essere dati a sé stessi, che se considerata nella parità diventa stallo di contraddizione, ma se sbilanciata in ossimoro, può diventare grado di sviluppo della cornu-copia di Tike.

Quel dato è in nuce cellula staminale in attesa di un intento, che decida un organismo strutturato attorno alla scienza del “Noi” o attorno alla coscienza dell’“Io” ;

attorno a una epistème filosofica o attorno a una identità psicologica;

ma per il momento è pura energia, che scuote violentemente una inquieta e fragile instabilità ontologica.

La qualità della vita, è il gradiente di una soteriologica metafora che pontificando l’abisso che divide il dentro dal fuori, costringa l’infinità dell’Ethos nella finitudine dell’Oikos con una ierogamica poiesis.

Questo è il primo passo,…

l’Etica,…

l’eroica semplicità!

 

Antonio Werther Pavan

Venezia 22.10.2001