Massimo Donà:  VERSO NUOVE CATEGORIE

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marzo 2002

 
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Verso nuove categorie

Massimo Donà

 

Pensare il proprio tempo - questo è da tempo ritenuto uno dei compiti fondamentali del pensiero filosofico. Hegel docet    Ma, mai come oggi un tale compito ha comportato tante difficoltà; ché il ‘nostro tempo’ sembra implicare, in modo specifico, e in forma sempre più evidente, la pressoché totale inutilizzabilità delle categorie ereditate da una lunga tradizione.

         Il processo di globalizzazione ormai compiuto, pur con tutte le sue contraddizioni, le sue cadute e le sue incongruità, ci impone di rivedere ex novo, ad esempio, tutte le relazioni oppositive su cui si era fondata una peraltro nobilissima tradizione di pensiero.

         D’altra parte, come comprendere davvero qualcosa del nostro tempo utilizzando in sede politica la coppia categoriale ‘amico-nemico’, in sede logica quella contrapponente la ‘verità alla falsità’, in sede etica quella costituita da ‘libertà e necessità’, e in sede estetica quella caratterizzantesi come opposizione di ‘bello e di brutto’ ? Alcune di tali coppie oppositive sono entrate in crisi già all’inizio del Novecento, altre stanno mostrando proprio ora la loro sempre più radicale inutilizzabilità.

         Come cor-rispondere dunque a tale situazione ?

         Diversi pensatori si stanno proponendo di decifrare il nuovo orizzonte di senso, cercando di definire per ciò stesso un inedito apparato categoriale atto alla sua autentica comprensione. Penso all’ultimo eccellente lavoro di Robero Esposito - ossia “Immunitas” (edito da Einaudi) -, o a quello di Giorgio Agamben - “L’aperto” (edito da Boringhieri); penso a due illuminanti volumi di Massimo Cacciari - “Geofilosofia dell’Europa” e “Arcipelago” (editi da Adelphi), ma penso anche all’ultimo volume di Vincenzo Vitiello - “Il Dio possibile” (edito da Città Nuova).

         In questo senso si impone davvero a tutti noi un compito - quello di lavorare su quelle zone di confine, quegli spazi ambigui in relazione ai quali, solamente, il naufragio delle vecchie concettualità può risolversi nella precisa individuazione di nuovi apparati concettuali in forza dei quali dar forma ad nuovo ‘pensiero’; capace magari di farci capire quanto di tale esito abbia la propria condizione di possibilità nella stessa tradizione di cui sembra costituirsi come la più radicale messa in questione.

          Questo, un compito autenticamente filosofico, dunque: quello che ancora una volta ci costringere a rileggere e reinterpretare i topoi di una straordinaria tradizione - la stessa che sempre continua a farci pensanti e che ancora una volta ci impone di ridefinirne in primis l’originario statuto logico-ontologico.

 

   

 
 

                                                                                                              

 
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