Mario D'Avino

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dicembre 2002

 
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«Democrazia come archetipo»

La democrazia, al di là delle diverse forme storiche in cui si é andata costituendo (nella polis greca, nello Stato-nazione, nella moltitudine globalizzata), può esser studiata come idealtipo, come modello di comportamento sociale e come archetipo, cioè come idea-forza che guida e condiziona passionalmente da sempre l'agire dell'uomo. Sulla scorta di alcuni punti-chiave del pensiero di Spinoza, Hegel, Rousseau si può delineare
una specie di statuto ontologico dell'homo democraticus che
risuona nel trittico della Grande Rivoluzione: "liberté, egalité, fraternité".
Si può vedere il costitursi genealogico dell'homo democraticus attraverso tre fasi. Nella prima fase i soggetti si esprimono come tendenza alla realizzazione della infinita potenza del loro esserci. La seconda fase sfocia necessariamente nella coesistenza, una volta che sia constatata l'impossibilità della stabilizzazione della dialettica servo- padrone. Nella terza fase, che configura propriamente l'esito della democrazia, i soggetti accettano di collaborare tra loro per crescere in potenza e in sicurezza, sottomettendosi alla volontà generale,senza per questo rinunciare alla loro libertà e sovranità. Il cuore della democrazia si trova nella eguaglianza per la raggiunta coscienza della propria libertà. L'eguaglianza in democrazia significa semplicemente che nessun uomo,in quanto libero, può credersi o comportarsi come superiore o inferiore ad un altro uomo. Nel mondo moderno, scrive Hegel, tutti gli uomini sanno di essere liberi e, poiché sono nella libertà,  non possono esser nè servi né padroni, nè superiori nè inferiori a nessuno,cioè
sono ontologicamente eguali tra loro.

Non basta però in democrazia l'uguale sottomissione di tutti alla legge o alla volontà generale. Perchè si realizzi una vera democrazia occorre che governanti e governati sappiano di essere ugualmente liberi e sovrani e si comportino conseguentemente come tali. Affinchè ciò avvenga nella distinzione del ruoli e con la massima chiarezza, è necessario distinguere tra governo e sovranità,che sono due forme diverse di potere. Anzi chi governa non ha propriamente nessun vero potere. Il governante autentico svolge semplicemente una funzione al servizio degli altri. Davvero nessun prestigio estrinseco spetta a chi governa sotto il controllo vigile di uomini liberi e sovrani. Governare è solamente un servizio che viene dato alla societas, e niente più. Se tutti sono ugualmente liberi e sovrani,c'è democrazia, che è l'esatto opposto della anarchia.
Democrazia e anarchia sono agli antipodi,anche se é vero che queste forme di potere di tutti rifiutano di riconoscere sopra di sé capi e capetti di qualsiasi tipo. Il modo più autentico e più alto di concepire un potere senza capi, risulta ancor oggi validamente illustrato nei Vangeli. Quel messaggio andrebbe
seriamente rimeditato anche dai laici.

 

 

 
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