Roberto VAI  
 

Vorrei contribuire al dibattito su "località paniche" di Alberto Madricardo.

Ho letto solo l'abstract perché non sono riuscito ad effettuare il download dell'intero saggio.

Ho pensato comunque di azzardare un mio pensiero in proposito.

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Il rappresentare dell’uomo (ed il suo rappresentarsi) può avvenire solo a condizione che siano presenti sia il mondo che è sia quello che manca.

Se infatti vi fosse solo il mondo cui non manca nulla, in esso nulla potrebbe divenire, poiché il divenire porta cose nuove e ne perde di vecchie.

L’uomo non potrebbe quindi crescere, maturare, e dare frutti. Ma sarebbe invece già cresciuto e già maturato con tutti i suoi frutti. Sarebbe anch’egli, così come il mondo, alla fine della strada.

Nel caso invece in cui tutto mancasse saremmo all’inizio, il rappresentare sarebbe anche in questo caso impossibile, senza alcunché su cui appoggiarsi.

L’uomo sarebbe solo, completamente solo, senza neanche un pensiero per compagnia, il nulla.

Ed in questa solitudine estrema non potrebbe sorgere un desiderio? Un desiderio d’amore?

E se così avvenisse, questo desiderio come potrebbe esprimersi senza nulla d’amare?

Allora, forse, ecco come il mondo, incompleto, potrebbe incominciare ad essere.

Noi siamo perciò in una località panica, stiamo crescendo e dando frutti.

Ma il desiderio, il desiderio d’amore, non è ancora soddisfatto, anzi, è forse solo all’inizio, e la paura del nulla, del vuoto da cui siamo partiti, ogni tanto ritorna, ci mette paura, e ci fa dimenticare che stiamo crescendo e dando frutti.

Cordiali saluti

Roberto Vai

 

 

risponde Alberto Madricardo