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Valentina DE ANGELIS, Arte e linguaggio nell'era elettronica, Bruno Mondadori, 2000

   
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rec. Nives De Meo

   

 

Il saggio di Valentina De Agelis si articola in numerosi capitoli , sottoarticolati  a loro volta, in paragrafi dai contenuti ricchi e variegati,  secondo uno schema concettuale lineare.

 Nella premessa si legge:

 “L’evoluzione tecnologica con il conseguente aumento di informazione rende sempre più difficile e problematico il rapporto tra arte e conoscenza: i fenomeni estetici non si integrano facilmente in una visione sistematica complessiva, non è possibile garantire un metodo rigoroso di analisi, e il passaggio dalla descrizione alla valutazione critica è incerto.

(...) Per individuare un senso complessivo nella realtà presente è necessario confrontare tutte le discipline che studiano l’arte e riconoscere i nuclei fondamentali di riflessione..” (De Angelis)

 Questa affermazione  concentra l’intero progetto di ricerca.

 Nella PRIMA PARTE del lavoro,  l’autrice, tenta di delineare, alla luce della crescente complessità semantica di cui si sono arricchiti,  i concetti  di

 percezione estetica , linguaggio, conoscenza

e dei complessi e intrecciati rapporti che intercorrono fra essi.

  

In

1. MUSICA, PAROLA e IMMAGINE, inizia con l’occuparsi del

Suono

che si inserisce in quelle forme di astrazione della sensibilità che precedono il pensiero e si colloca a livello dell’autopercezione.

(...)la sua astrazione è sempre preconscia (...)

Il tempo musicale non è tempo in sé (solo tempo e nient’altro), ma è sempre tempo sensualizzato e sonoro

(...) la musica è suono umanamente organizzato, che ha il potere di creare un altro universo di “tempo virtuale”.

Quando è sconvolta la normale percezione si vive il tempo con maggior intensità (...)

 Seguono quindi  stimolanti riflessioni su

 Ritmo

ove si legge :

Le configurazioni percettive servono a controllare i continui cambiamenti degli oggetti reali; evitano che il soggetto sia sommerso da una smisurata ricchezza di dettagli, sfumature e strutture ambigue.

(...) Sono stati individuati tre fattori che definiscono le competenze ritmiche: l’impulso, l’abilità cognitiva, la capacità motoria.

(...) Quindi percezione delle strutture, previsione e memoria, controllo del movimento e poliritmia, dinamiche emotive

Esistono dunque diverse attitudini ritmiche e la sincronizzazione precede la riproduzione di forme.

(...) il concatenamento ritmico è una anticipazione della reversibilità.

(...) La produzione musicale non si basa sui ritmi naturali, ma sull’elaborazione culturale di questi stessi ritmi, fino alla tendenza della musica contemporanea a variare e distorcere completamente il modulo ritmico; con il risultato di impedire all’ascoltatore di prevedere il futuro....

 In Visione,

troviamo:

“L’attività artistica è una forma di ragionamento nella quale percepire e pensare sono cose inseparabilmente interconnesse (...) percepire visivamente e pensare visivamente”, J.A. Sloboda, La mente musicale, cit., p. 370

 (...) E’ probabile che l’elaborazione di immagini agisca nel pensiero senza raggiungere il livello di coscienza, ma le categorie visive possono essere intenzionalmente ricostruite, anche se le immagini mentali non sono repliche fedeli di scene osservate, una specie di incompiutezza è tipica di ogni forma immaginativa e la riproduzione mnemonica si limita ad elementi essenziali, che corrispondono all’esperienza visiva originaria.

In

Senso,

nelle ultime righe leggiamo:

“L’opera artistica non è indefinibile, ma prescrive al contrario, una concreta configurazione di valore: il senso della musica, della parola poetica, e dell’immagine percepisce i dettagli, non elimina le connotazioni e conserva il maggior numero possibile di significati; non considera separatamente i singoli elementi e non crea contrasti fortuiti, conserva le dimensioni della sintassi; ma non ignora le funzioni pragmatiche e l’uso a cui l’opera è destinata; dimostra una speciale sensibilità.

In

 2. ORALITA’ E SCRITTURA,

 l’autrice passa all’analisi di concetti  quali:

 Espressione, esecuzione, formula,

Aggregazione e sintassi,

Retorica,

Testo e messaggio,

Oggettività e storia,

 (...) L’espressione orale non si organizza per unità discrete, ma attraverso gruppi di elementi; l’espressione formulaica tende a rimanere intatta e il pensiero orale tende a rimanere totalizzante.

(...) La “ridondanza” tipica dell’oralità è più connaturata al linguaggio nella forma lineare, anche perché il discorso non si interrompe mentre è in atto il pensiero.

La pausa è sempre svantaggiosa; è preferibile la ripetizione all’interruzione della parola (...)

Quando la comunicazione è effettuata direttamente con la voce, il coinvolgimento è molto forte e si manifesta come attrazione o antagonismo.

 Inizialmente la scrittura non ha ridotto l’importanza del pensiero orale, poiché ha permesso l’organizzazione dei principi autonomi del discorso e ha concesso di trascrivere le esecuzioni verbali; nella cultura a  tecnologia avanzata esiste inoltre un’ “oralità secondaria” indotta dai nuovi mezzi elettronici e inseparabile dalla scrittura e dalla stampa.

 (...) Il potere semantico della scrittura è straordinario e insostituibile.(...) Le strutture dell’oralità sono pragmatiche; le strutture della scrittura sono sintattiche, producono una grammatica...

(...) In realtà la scrittura umana ha trasformato la mente umana più di ogni altra innovazione

(...) L’illusione che la logica sia un sistema chiuso è stata incoraggiata dalla scrittura e ancor più dalla stampa.

 

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3.  LE FORME DEL DISCORSO ARTISTICO

analizza le forme  letterarie:

Dramma

Narrazione

Poesia

 (...) la performance sociale  e artistica è infinitamente più complessa della semplice comunicazione non verbale

(...) nel dramma sociale le visioni del mondo sono sempre riconoscibili, seppure in modo frammentario; stili, codici verbali e non verbali impiegati dai protagonisti corrispondono alla temporanea supremazia di una precisa tendenza psicologica nella quale caos e spontaneità si ritrovano in luoghi e tempi prescritti

(...) Il teatro, il cinema e il romanzo continuano a trarre significato e forza dal dramma sociale, dalla sua “indeterminatezza” che può anche essere “biologicamente determinata”.

 (...) Sebbene la narrazione riesca a confondere ciò che è “consecutivo” da ciò che è ”consequenziale” (il tempo e la logica), nella sua forma scritta può creare una struttura nella quale tutto sembra recuperabile, fino all’idea di sistema puro nel quale nessuna unità va realmente perduta: all’interno del discorso narrativo “tutto ha un senso o nulla ha senso”

(R. Barthes, Introduzione all’analisi strutturale dei racconti, in Aa. Vv., L’analisi  del racconto, Bompiani, Milano 1977, p.17).

 

 

Nella SECONDA PARTE del  lavoro, la tecnica e le trasformazioni dei generi, la De Angelis descrive le trasformazioni irreversibili delle ultime rivoluzioni tecnologiche.

“(...) I generi della riproducibilità tecnica hanno condizionato tutte le forme estetiche (...) un’inconsueta razionalità dell’arte ha alterato la materia, la percezione, il pensiero, il senso dei fenomeni espressivi, il valore della conoscenza scientifica. L’attuazione radicale di questa esperienza al limite ha prodotto un’altra logica delle forme “originarie” della conoscenza e dell’intuizione artistica” (De Angelis).

IN

4. L’OPERA D’ARTE TOTALE

vengono affrontati i temi:

La fusione delle arti

L’autonomia delle scienze

la metafora, la corrispondenza, l’anomalia.

  

IN

5. LA RIPRODUZIONE TECNICA

l’attenzione è rivolta alla:

Fotografia

Cinema

Musica

Mass-media

  

IN

6. LE TEORIE DELLA MORTE DELL’ARTE

si possono trovare stimolanti e originali riflessioni su:

La materia e la mimesi

L’isolamento sensoriale

La deformazione, il sincretismo, l’eterogeneo

L’artisticità diffusa

Il convenzionale extraestetico

Nella  TERZA e ultima parte: Opere di massa, arte e scienza

è analizzata la funzione dei generi minori....la diffusione dei prodotti artistici...gli effetti della contaminazione.

 

“Nell’incertezza tra la regola elementare e l’associazione libera di ogni stile, le ultime trasformazioni estetiche hanno coinvolte le più importanti forme di conoscenza, di emozione, di consapevolezza sociale e culturale; inoltre le teorie scientifiche e tecnologie informatiche hanno determinato influssi concorrenziali, che hanno agito a diversi livelli di profondità sui processi mentali, sull’intuizione sensibile, sulla percezione estetica. (...) Nonostante i mutamenti irregolari degli ultimi decenni, è possibile individuare alcune categorie esplicative che consentono di descrivere il senso delle evoluzioni in atto, oltre l’evidenza immediata di una espressività plurale e anomala” (De Angelis).

 

IN

7. ARTE E GENERI MINORI

troviamo:

la musica popolare

Il romanzo di consumo

Il film commerciale

l’audiovisivo

 

IN

8. LE ULTIME TRASFORMAZIONI ESTETICHE:

L’insieme sonoro, il racconto, la figura

L’ascolto e la pausa

L’identificazione e l’estraneità

L’illusione referenziale

Il fantastico e la logica

Il pensiero automatico

Riproduzione e ricostruzione

L’immagine e la sintesi

I confini del testo

Le nuove forme di recezione

 

IN

9. ARTE, LINGUAGGIO, INFORMAZIONE:

Spazio e tempo

Memoria e astrazione

Pensiero visivo, simbolo inconscio

Analogico e digitale

Immagine, simulazione, sintassi

Comunicazione sintetica e ripetizione Artificio, illusione, effetto

Iperrealismo, calcolo, stile

 

E nelle CONCLUSIONI:

Verbale e non verbale

Tecnica, percezione, pensiero

Esperienza estetica e comunicazione

l’evoluzione dei generi

Il sistema dell’arte

 

(...) Il modo in cui la mente si adegua alle tecnologie non somiglia all’adattamento organico, perché non conosce barriere difensive, é immediato e agisce in profondità.

(...) Il passaggio della contingenza alla irreversibilità diviene consapevolezza di specie, anche se la tecnologia è reversibile e deterministica a livello locale.

(...) Non esiste più penetrazione percettiva, le impressioni sensoriali si accumulano e si rarefanno, le apparenze si autogenerano, dalla deformazione fisica si passa all’artifizio geometrico, che può produrre infiniti effetti visivi.

(...) Le immagini sono autoreferenziali e rinviano esclusivamente al modello che le ha generate, mentre le tecniche tradizionali si concentrano sulla superficie dell’oggetto da rappresentare...

(...) Nella vasta diffusione delle opere l’arte oscilla tra il linguaggio generalissimo al limite della struttura sensoriale, e un’immanenza costruttiva di tecniche identificate per l’apprendimento implicito, senza cognizioni preliminari.

(...) L’interesse si sposta sull’effetto piuttosto che sul significato (...) I dati della realtà quotidiana in artificio razionale che diviene una specie di anteriorità statistica e una finzione armonica..

(...) Gli effetti delle tecnologie elettroniche influiscono sull’immaginario in un modo globale ed eterogeneo, che riconosce unità maggiori o dettagli soggettivamente significativi; il codice deve essere subito identificato, la disponibilità a partecipare è sempre presente.

(...) Nei generi di consumo la figura dell’autore perde d’importanza, ma le differenze tra arte colta e opere di massa sono difficilmente individuabili, anche per un’inclinazione al sincretismo che accomuna ogni esperienza;

(...) Il consumo dei generi minori è un sistema autoreferenziale, nel quale l’immagine crea l’oggetto e i contenuti  si appoggiano a metafore elementari .

(...) Le attività mentali si abituano ad una ricezione irreversibile, che preferisce le forme esteriori senza apprendimento strutturale, la differenza tra aspetti profondi e reazioni superficiali aumenta fino alla mancanza di connessione consapevole.

(...) per questo l’illusione referenziale, che annulla la distanza tra finzione e realtà, è una ragione estetica falsa ma rassicurante.

Per offrire  una sintesi  esauriente, se pur incompleta, dei contenuti di quest’opera  ricca e densa  e un giudizio valutativo adeguato sarebbero necessari tempi e spazi  qui impraticabili.

E’ un opera di studio e di ricerca, condotta con altissima competenza delle tematiche affrontate, dotata di grande rigore espositivo;  ricca di spunti di riflessione sul rapporto tra evoluzione delle forme dell’arte e quello degli strumenti tecnologici più recenti, ma anche teorici, che le pratiche artistiche oggi hanno a disposizione e richiedono.

La conduzione del testo è di stile enciclopedico, quasi-manualistica nel senso migliore del termine, sia nell’articolazione  dei temi, sia nelle sintesi dense dei contenuti semantici; è un’opera che ben si presta per una introduzione alle complesse-intrecciate problematiche che coinvolgono  arte, linguaggio  e mezzi elettronici.

Puntuale nei riferimenti bibliografici, scorrevole ed organica.