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Jean-Luc Nancy, Essere singolare plurale, Torino, Einaudi, 2001

   
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rec. Nives De Meo

   

 

Il pensiero si indirizza “a tutti“ a partire da un “noi”,

in quanto  un «essere-gli -uni-con-gli-altri»

(...) nel nudo nome di essere-gli-uni-con-gli-altri...

(...) Ogni cosa, ogni essente, ogni esistente, ogni passato e ogni avvenire, ogni vivente e ogni morto, ogni cosa inanimata, le pietre, le piante, i chiodi, gli dei - e «gli uomini», vale a dire coloro  che espongono la spartizione e la circolazione come tali, dicendo «noi», dicendosi noi in tutti i sensi possibili dell’espressione, e dicendoselo per la totalità dell’essente...

(...) Tutto accade dunque tra di noi: questo «tra», come già indica il nome, non ha una propria consistenza, né continuità...

(...) è ciò che si trova  al centro di un legame, è l’inter-sezione dei fili le cui estremità restano separate anche se annodate.

(...) - dai neonati fino ai cadaveri non è per prima cosa un «prossimo», o un «altro», o uno «straniero», o un «simile»: è una origine, è un’affermazione del mondo - e noi sappiamo che il mondo non ha altra origine al di fuori di questa singolare molteplicità delle origini.  Il mondo, ogni volta, sorge sempre da una piega esclusiva, locale-istantanea.

(...). Vertigine auto-comunicativa...

... -o se vogliamo, la trama nuda del com-

... cioè la nostra trama, o «noi»  in quanto trama, rete, un noi reticolato, esteso, la cui essenza è l’estensione e la cui struttura è la spaziatura.

   

 

ESSERE SINGOLARE PLURALE,  come avverte l’autore,  non può  avere la forma del trattato ontologico, in quanto  la questione dell’ “essere singolare plurale” e quindi il “singolare” stesso della sua scienza, sono messi in questione.

È la filosofia stessa  a non possedere, dopo Nietzsche, un suo «stile»,  sottolinea Nancy,   un « indirizzo» del pensiero al “pensiero che non sia com-prensivo per tutti”.

Il “trattato” e con esso la filosofia  dovrebbero neutralizzare l’«indirizzo» di un discorso senza soggetto, dell’Essere-Soggetto  stesso.

Il testo, pubblicato in lingua francese nel 1996,  pur nella difficoltà dichiarata di trovare uno stile espositivo adeguato, ha la pretesa di rifondare interamente «la filosofia prima», basandola sul singolare plurale, per necessità della cosa stessa, e della nostra storia.

(...) La filosofia  di Nancy colloca la storicità all’interno dell 'analitica esistenziale. Ma se per Heiddeger, l’ Essere si ritrae (nel punto privo di dimensioni spazio temporali)  per lasciar apparire gli enti,  per Nancy , lessere è l’essente nel senso transitivo del verbo.

L’ essere-nel-mondo,  si realizza attraverso quello che il filosofo decostruzionista, erede della tradizione  che passa attraverso Foucault, Levinas, Deleuze e Derrida, definisce  l’essere-con (mit-sein), inteso come lesser sociale che accomuna tutti noi: caratteristica ontologica propria di ogni singolarità.

Modo onto-logico di una dis-posizione esistenziale che si realizza nella relazione di con-tatto tra i corpi.  

(...) Il Da-sein è «uno», ogni uno-dell'uno con l'altro.

(...)  e l'ego sum è un nos sumus.

(...) Un “noi”, anche non pronunciato, è la condizione di possibilità di ogni “io”.

Ciascuno può designare se stesso solo se è dato uno spazio-tempo dell’«autoreferenzialità» in generale.

In caso contrario, la pura distributività si convertirebbe in assoluto autismo (ma il gruppo, qualsiasi esso sia, non è neppure una identità di ordine superiore: è una scena, un luogo di identificazione

(...) la scena dell’ «ogni volta» come  la nostra scena, come la scena di «noi».

(...) Teatro del mondo, spazio della comparizione in cui si dispone l’essere singolare plurale nell’apparirsi in un sol tempo a sé e agli altri.
Per questo motivo, non ci può essere società senza spettacolo, poiché
la società è lo spettacolo di se stessa.

(...) Il «pensiero» di «noi», anteriore ad ogni pensiero - e la sua stessa condizione a ben vedere - non è un pensiero rappresentativo (non è un’idea, una nozione, un concetto) ma una praxis e un ethos: la messa in scena della comparizione, questa messa in scena che la comparizione è ... (...) teatro come luogo d’appropriazione simbolico-immaginaria dell’esistenza collettiva.

(...) Non c’è differenza tra l’etico e l’ontologico: l’«etico» espone ciò che l’«ontologia» dispone.

Gli individui singolari (-plurali) si costituiscono nella relazione,  che li connette attraverso un vuoto, nella tensione che differenzia e crea lo spazio in cui circola il senso, che è l’essere stesso.

E “noi “siamo questa circolazione di  (con)-senso, che procede e si ripete senza ritorno,  in cui si spartisce l’essere.

Con-nettivo-ontologico-esistenziale, ...  al centro di un legame....le cui estremità restano separate anche se annodate.

Ogni singola  esistenza, in quanto co-esistenza:

essere-con, essere-in-comune, con-essere,

 è al tempo stesso la  determinazione ontologica della comunità.

 Si tratta una comunità di corpi in con-tatto discreto nel senso matematico del termine, tra-mata nel vuoto della finitezza dell’origine: infinita singolarità di senso.  La singolarità, nella disposizione al con, che diviene spazio con-diviso nella relazione,  non si individua, ma si mette costantemente in gioco, ridefinendosi  continuamente e intensificandosi nella differenza.

È la natura della relazione a stabilire la natura del noi, e dunque la differenza  tra noi e gli altri, che sono di volta in volta diversi  a seconda del tipo di relazione. L’identità  plurale delle singolarità è ogni volta funzione della relazione tra  corpi, che si connettono e si con-tattano in una rete di con-vivenza, co-esistenza “che non ha risultanti” .

La co-originarietà è la struttura fondamentale di ogni con-sistenza.

 La «realtà  intelleggibile» non può essere nient’altro che la realtà del  sensibile in quanto tale in continua fioritura, e  quella della comunità, nient’altro che la realtà dell’essere in comune in quanto tale.